Visualizzazione post con etichetta twitter. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta twitter. Mostra tutti i post

mercoledì 31 ottobre 2012

Twitter, Pinterest, Instagram, Whatsapp e Viber: niente paura. Le istruzioni per l’uso facili facili della zia



Mi sono resa conto che crisi e crisi, ma mi hanno regalato un cellulare da paura. Uno smartphone per la precisione. E ora, mio malgrado tutto è sincronizzato. Dico mio malgrado, perché mai avrei immaginato di finire con un simpatico campanello che mi avvisa non solo dell’arrivo di un messaggio, ma anche di qualsiasi notifica dai mille social network e dalle mille App che utilizzo. Beh, oramai è così.

Mi sono resa conto che c’è gente che di social media marketing ci campa e che al contempo c’è gente che, i Social e le App di tendenza, neanche li conosce. Io come al solito sono nel mezzo. Ma questo per ovvi motivi legati al mio segno zodiacale.

Mi sono resa conto che alcune parole come Pinterest, Instagram, Whatsapp, fanno paura alla gente come i mostri ai bambini, e invece sono strumenti di diletto e conoscenza utilissimi e interessantissimi.

Mi sono resa conto che sono pur sempre una zia e, ai miei nipoti, devo pur spiegare le potenzialità di questi strumenti sul proprio telefono. Devo pur mettere la pulce nell’orecchio, come al solito.

Twitter

Sul mondo degli uccellacci (lo chiamo così perché twitter significa cinguettìo) vado veloce. Lo faccio perché mi sono già dilungata in un altro post (http://paroladiziacin.blogspot.it/2012/05/twitter-un-sentiero-senza-mattoni.html). La faccio semplice: Twitter è un modo di rimanere sempre connessi con tutto il mondo.
1.    In home trovi le notizie random di tutti gli utenti iscritti, focalizzate, però, sui campi d’interesse che hai segnalato al momento dell’iscrizione.
2.    Cliccando sul tuo nome utente hai la possibilità di vedere il tuo profilo. Cioè tutti i tweet che hai scritto tu e quelli indirizzati direttamente a te.
3.    Puoi scrivere un tweet (post) rispettando la lunghezza massima di 140 caratteri e allegandoci una foto oppure un link.
4.    Per indirizzarlo direttamente a uno o più utenti, basta mettere la chiocciola e il nome del tuo amico, seguito dal messaggio.
5.    Per quanto riguarda i tweet degli altri, sotto ognuno di essi troverai le opzioni per aggiungerlo ai tuoi preferiti (tutti possono vedere la tua lista preferiti), retwittarlo, ossia prenderlo così com’è e metterlo sulla tua bacheca, oppure rispondere direttamente a quel tweet.
Questo flusso di notizie è così veloce e naturale che ne diventerai schiavo, vedrai. Ps: non farti spaventare dagli hashtag, i famosi cancelletti. Indicano solamente l’argomento di cui si parla. Piuttosto evita di fissarti con il numero dei follower (persone che ti seguono, “amici di twitter”) come si faceva su Facebook una volta. E’ da sfigati, te lo volevo dire.

Pinterest
Questo forse è quello che preferisco. It’s easy! AVVERTENZA: Mi servo della terminologia di Facebook affinché comprendano tutti.
1.    Scegli le categorie che t’interessano (moda, viaggi, humor, tecnologia, ecc).
2.    Ti arrivano le notizie inerenti a tali argomenti sotto forma di mattonella. Una mattonella che contiene due cose: una foto inserita dall’utente sorgente e un suo commento.

3.     Come su fb puoi mettere mi piace (Like), commentare o condividere sul tuo profilo (qui si dice Ripinnare, Comando “Ripin”).
4.    Puoi inoltre creare delle cartelle (Board) dove inserire i tuoi contenuti. Carichi una foto e metti un commento. E’ fatta.
5.    Quando decidi di seguire un utente (Followarlo), poi, la “home” di Pinterest ti consente di vedere i suoi nuovi Pin (post).
6.    Da ricordare: Il Pin non è proprio come il post di Facebook, perché prevede sempre un’immagine.
7.    A cosa serve Pinterest? A chi ha “sete di canoscenza” oppure a chi vorrebbe condividere le proprie immagini non per forza con gli amici, che ovviamente hanno tutti interessi differenti, ma con persone che siano interessate ad un argomento specifico.
8. Disponibile come app su smartphone, ma anche su www.pinterest.com

Instagram

Partendo dalla barra in basso che vedi appena accedi:
1. Con il simbolo della macchinetta fotografica carichi una foto o la scatti al momento. Con il simbolo, accanto, del panorama, la modifichi. Hai a disposizione degli effetti molto semplici, ma fichissimi. Scrivi un commento alla foto e la geotagghi, cioè specifichi il luogo dove è stata scattata (se vuoi).
2.  Cliccando sul simbolo della casetta (la tua home), vedrai tutte le foto pubblicate da te e quelle dei tuoi amici che ti piacciono.
3. Cliccando sul simbolo della rosa dei venti (sempre se quello è), vedi le foto pubblicate da utenti random, oppure cerchi utenti conosciuti.
4. Con il simbolo del cuore nel fumetto, vedi cosa piace ai tuoi amici e chi ti segue.
5. Il simbolo del riquadro delle notizie ti permette di accedere ad un menu di info varie che riguardano il tuo profilo.
6. Sotto ogni foto pubblicata da un amico troverai due simboli: il cuore nel fumetto ti permette di far capire che ti piace e si colora di rosso, il fumetto di commentare l’immagine.
7. In alto a destra due simboli. Con la lente d’ingrandimento cerchi gli utenti che conosci o che fanno parte dei tuoi amici Facebook. Con i tre puntini apri il menu delle impostazioni.

Disponibile come app per smartphone, ma anche su www.instagram.com

WhatsApp
Questo strumento ti consente di inviare, tramite cellulare, messaggi di testo agli utenti che dispongono dello stesso programma (è necessario che il tuo smartphone supporti il sistema operativo Android ma esiste anche con IOS di Apple)(me l'ha detto un amico). I messaggi che invii tramite Whatsapp possono contenere testo, foto oppure video e..rullo di tamburi…sono aggratis! Quanto ci piace questa parola!
Ora, utilizzarlo è molto semplice.
1.      Una volta lanciato, il menu delle impostazioni è su un tasto imprecisato del tuo telefono (dipende dal telefono) e ti permetterà di impostare un tono specifico per le notifiche, creare gruppi, impostare il vostro stato, ecc. Sul mio Samsung Galaxy SII è sul tasto in basso a sinistra.
2.      La lente d’ingrandimento in alto a destra ti consente di cercare un utente.
3.      La matita in alto a destra ti consente di visualizzare tutti gli utenti, presenti nella tua rubrica telefonica, che utilizzano Whatsapp.
4.      Con ognuno di loro messaggiare sarà facilissimo. Basterà cliccare sul contatto.

Al momento è gratuito, ma si pagherà presto. Il costo è comunque irrisorio. circa 89 centesimi ALL'ANNO e circa 3 euro per 5 ANNI! 

Viber

Viber, come Whatsapp ti permette di comunicare gratuitamente. La differenza è che ad essere gratis non sono solo i messaggi, ma anche le chiamate.
1.      La prima volta che lo apri, inserisci il tuo numero di telefono.
2.      Contestualmente, Viber ti invia un sms con un codice che inserirai durante la procedura di iscrizione.
3.      Inserisci la tua foto e il tuo nome utente.
4.      Sei dentro e hai a disposizione una piccola barra di menu in basso.
5.      Con il primo tasto a sinistra, quello del fumetto, invii messaggi.
6.      Con il tasto dell’orologio apri il registro chiamate.
7.     Con il tasto Contatti apri l’elenco dei tuoi contatti, differenziati tra quelli della tua rubrica telefonica e quelli dei tuoi amici che utilizzano Viber. L’ultimo tasto a destra (Altro) ti consente di aprire il menu delle impostazioni.

Ecco gli strumenti di cui non potrai fare più a meno, oppure senza i quali continuerai a vivere benissimo. Dipende da te. Spero comunque di essere stata utile.

Un’affezionata Zia Cin di quartiere

venerdì 25 maggio 2012

Twitter. Un sentiero senza mattoni gialli



Siamo diretti alla Città di Smeraldo, a vedere il grande Oz – disse Dorothy –e ci siamo fermati alla tua capanna per passare la notte.
Perché volete vedere Oz – chiese lui.
Io voglio che mi rimandi nel Kansas e lo Spaventapasseri vuole che gli metta un po’ di cervello nella testa –rispose la bambina.
Il Boscaiolo di latta sembrò riflettere profondamente per un momento. Poi disse – Credi che Oz potrebbe darmi un cuore?
- Ma sì, direi – rispose lei – Non sarebbe più difficile che dare un cervello allo Spaventapasseri.
- Giusto –rispose il boscaiolo di latta – e allora mi permettete di unirmi a voi? Verrò anch’io alla città di Smeraldo a chiedere aiuto a Oz.
 - Vieni – disse cordialmente lo Spaventapasseri e Dorothy aggiunse che sarebbe stata felice della sua compagnìa.
Così tutti insieme attraversarono la foresta fino alla strada selciata di mattoni gialli.

Il meraviglioso mondo di Oz, Lyman Frank Baum


Dopo anni di naso negli affari degli altri, di #fotoprofilo, di album fotografici intitolati “La mia famiglia” e “I miei amici”, la mediocrità di Facebook è stata messa da parte in favore della freschezza di Twitter. Sì, perché a FacciaDiLibro siamo affezionati, inutile negarlo,  e lo saremo sempre (come avremmo fatto a scoprire altrimenti che la vicina di casa timorata di dio è in realtà una delle pantegane più grosse che si siano mai viste sulla faccia della Terra???). Ma nel mondo dei social network, Fb è paragonabile, ormai, alla cara vecchia tv, sempre accesa per compagnìa in vuote case, in vuote teste e guardata solo distrattamente.
Twitter, invece, è tutta un’altra storia. E’ davvero comunicazione pura, immediata, senza orpelli, e tuttavia non spersonalizzata, ma anzi, arricchita di quel tocco di pettegolezzo che non guasta mai. Un cinguettìo continuo che ti permette di essere sempre aggiornato riguardo ciò che accade e che t’interessa. Ma anche cazzeggio allo stato puro, grazie agli hashtag, i cugini dei tag nei post. Parole chiave precedute da cancelletto che fungono da argomento ed etichetta nei tweet, ma ti permettono anche di fare sarcasmo da osteria giocando con le parole.
Su Twitter, come nel mondo dei puffi, non si parla e si riparla di qualcosa, no! Si twitta e si ritwitta. “ Ciao oggi hai twittato?” “Si, sto twittando e ho pure ritwittato il tuo tweet” o.O
E poi si Followa, ah, quanto si followa! Ma non come su Facebook dove “seguire” significa farlo nel senso stretto del termine, tipo stalker, salvando le foto della tipa, guardando dove lavora e cosa ha studiato per linkarle le canzoni che le potrebbero piacere, no.
Su Twitter, in pratica, tu segui me (follower), ma poi non è detto che io segua te (following). Oppure si. E a furia di seguire la gente, ti ritrovi un po’ sfasato, ma con una sensazione di community tutta nuova. Niente più richieste d’amicizia da parte di conoscenti che devi accettare per forza (altrimenti che deve dire la figlia della cugina dell’amica di tua madre). Solo persone che scrivono roba che ti interessa e in non più di 140 caratteri. And that’s all. Insomma, nessuna strada di mattoni gialli a indicarti la via da seguire, perché la tua strada, su Twitter la decidi da te.

Il Mago di Oz
Inoltre, in questo momento storico, che secondo i miei calcoli durerà non più di un anno,  se devi portare avanti un’identità pubblica, che si tratti di un personaggio, di un’attività commerciale, di un tuo sito web (o blog), non puoi non avere un account Twitter dove spammare senza ritegno alcuno. I tuoi contenuti, se “cinguettati”, acquistano una veste di informazione mai intrusiva, che su Fb, ormai parco giochi di adolescenti (15-20 anni) e new-adolescenti (40-60 anni), te la puoi sognare. Dalla tua parte, pochi caratteri a disposizione, link abbreviati e un pubblico consapevole, che ha scelto volontariamente di seguirti.
La cosa più bella di questo mondo di pennuti è, infine, che sia terribilmente selettivo. Quel tanto di snob che non guasta mai nella vita. Chiunque può scrivere una frase breve qualsiasi, ovvio. Ma pochi sanno riassumere un pensiero di senso indubbio e di qualche interesse per la twittosfera, dimostrando simpatìa e intelligenza, pena la defollowazione.
Miglioramenti ancora ce ne sono da fare certo. Ad esempio: Che cavolo me ne frega in home di ricevere gli aggiornamenti di chi non seguo? Però è bello sapere che c’è un posto dove svolazzare senza quei dannatissimi mattoni gialli che ti indicano/obbligano il percorso da seguire.
Sentiero o meno io, con questo post, vi ho lasciato qualche briciola affinché non si perda nessuno..sono pur sempre la vostra Zia ;)

                                                                                                                      Zia Cin

mercoledì 22 febbraio 2012

Assuefazione da social



“Hai mai masticato Can-D? Dovresti proprio nonostante la sua assuefazione. E’ una vera esperienza.” [ ] Ovviamente l’avrebbe masticato con lei; se due persone lo prendevano insieme, le menti si fondevano, raggiungevano una nuova unità, o almeno era questo che si provava. “E non useremo un plastico” disse lui. Con quale ironia lui, il creatore e il produttore del mondo in miniatura della bambola Perky Pat, preferiva usare il Can-D senza una scena su cui concentrarsi. Cosa poteva ricavare un terrestre da un plastico, dato che si trattava della riproduzione in miniatura delle condizioni esistenti in una qualsiasi città terrestre? Per i coloni su Marte, rintanati in un tugurio per proteggersi da cristalli di metano ghiacciato e cose del genere Perky Pat e i suoi plastici erano il lasciapassare per tornare al mondo dove erano nati. Ma lui, Leo Bulero, s’era completamente stufato del mondo dov’era nato e sul quale abitava ancora.

Le tre stimmate di Palmer Eldricht, Philip K. Dick.




Era un caldo pomeriggio d’estate…non iniziano tutti così i racconti???!! Beh, il mio sì, perché era davvero un torrido pomeriggio estivo quello, e io, lo ricordo bene, ero nella mia camera. All’ epoca studiavo, quindi facevo la raccolta punti (cfu) che alla fine, a saperlo, meglio la pirofila di porcellana di una laurea. Quella, almeno, quando ci sono ospiti la tiri fuori…Ma questo è un altro discorso… Dicevo: quel pomeriggio accadde qualcosa di straordinario. Studiai per tre ore di fila! Mi chiesi il motivo di tanta concentrazione e mi resi conto che non avevo sentito, per strada, i ragazzini che urlavano, giocavano a pallone e “ronzavano” con i motorini. Non li avevo sentiti perché i ragazzini continuavano a urlare e a giocare a pallone, ma ognuno nella propria casa e di fronte al proprio schermo. Davanti a PES con un joystick in mano. E continuavano a ronzare con i motorini, ma nel mondo virtuale di GTA. E corteggiavano pure le ragazze! Certo, in chat! Ed era faticoso, cavolo se lo era! A volte si poteva chattare notte e giorno per mesi, con la stessa ragazza, per poi scoprire che il suo nome era Maurizio.
Poi sono arrivati i social network. E’ arrivato Facebook, Milgram e la sua teoria dei sei gradi di separazione*. E la prassi è stata: Ti iscrivi col tuo nome che cambierai dopo un anno - Chiedi l’amicizia a tutti quelli che ti vengono in mente, compresi i conoscenti che fino a ieri non salutavi per strada – cerchi di allargare il tuo bacino amici perché avere molti amici è figo – cerchi rigorosamente tutti i tuoi ex, anche quelli che non sanno di esserlo stati, per farti i cavoli loro – cerchi i compagni di scuola, del catechismo, della palestra, di quel viaggio del 2000, ecc..– accetti tuo malgrado l’amicizia dei parenti 50enni - metti una foto profilo dove sei venuto benissimo e dove sorridi – lasci un messaggio standard in tutte le bacheche di questa gente “ciao come stai? Un bacione” –

POI ATTRAVERSI LA SECONDA FASE - cerchi di diminuire il numero degli amici perché è figo averne non troppi e dimostrare di essere snob – cambi la foto profilo con una foto dove non ci sei, o dove c’è talmente flash che non c’è il tuo naso – cambi le impostazioni della privacy in modo che quasi nessuno possa leggere le tue cose e vedere le tue foto – parli solo con 5 persone in media.
La teoria dei “sei gradi di separazione” di Milgram diventa quindi, la mia teoria dei “6 gradi di amicizia”.

Ora, io facebook non lo snobbo come il tizio che mi ha detto che lui non ha tempo per queste scemenze, che lavora in campagna (il vecchio bambino) e che non mi ha dato il tempo di arrivare a casa che avevo la sua richiesta di amicizia ad aspettarmi, no! Non lo snobbo perché grazie a Facebook ho approfondito amicizie, ho sfatato falsi miti e  tutt’ora sento i miei più cari amici tutti i giorni. E serve realmente, non lo nego, a farci sentire meno soli, a stare sempre in compagnìa, a condividere con gli altri foto, musica, citazioni e precariato...
Ma non vi manca neanche un po’ quella scala, quel muretto, quella panchina, su cui stavamo seduti in gruppo a chiacchierare? Quel bar dove ci trovavamo per il caffè del finesettimana? Quell’angolo di spiaggia dove giocavamo a calcio appena usciva la prima bella giornata? Quella casa dove il piatto di pasta esce sempre, e dove se mangiano 2 mangiano 8? Non vi manca neanche un po’ quella solitudine, talvolta necessaria e doverosa, amica della riflessione?
E allora penso che forse un po’ stiamo esagerando. Non sempre. Ma quando arriviamo a casa e accendiamo il pc prima di salutare; quando facebookkiamo con un amico ma è seduto vicino a noi e ognuno ha il suo portatile; quando il ventilatore è rivolto verso il case del pc per aiutare le ventole e non su di noi; quando abbiamo un pomeriggio libero e non andiamo dal nostro amico a rompere le scatole; quando c’è il sole, ma in camera non entra molta luce dalla finestra. Ecco quando esageriamo.

Ora, se faccio silenzio e tendo l’orecchio per ascoltare, non sento più nulla dalla finestra della mia camera. Forse, se mi impegno, ascolto il rumore prodotto dalla tastiera che arriva dagli appartamenti contigui al mio. Chi l’avrebbe mai detto, qualche anno fa, che questo rumore meccanico mi avrebbe fatto rimpiangere quello della marmitta bucata dei motorini di tutti quei ragazzini.

                                                                                    La vostra amichevole  Zia Cin di quartiere





* Facebook si basa su un’idea molto semplice di uno studioso di nome Milgram che ha teorizzato e poi dimostrato che chiunque è collegato a qualunque altra persona nel mondo attraverso una rete di conoscenze che non comprende più di 5 intermediari.  La "teoria del mondo piccolo". Selezionò casualmente un gruppo di americani del Midwest e chiese loro di mandare un pacchetto a un estraneo che abitava nel Massachusetts, a diverse migliaia di chilometri di distanza. Ognuno di essi conosceva il nome del destinatario, la sua occupazione, e la zona in cui risiedeva, ma non l'indirizzo preciso. Fu quindi chiesto a ciascuno dei partecipanti all'esperimento di mandare il proprio pacchetto a una persona da loro conosciuta, che a loro giudizio avesse il maggior numero di possibilità di conoscere il destinatario finale. Quella persona avrebbe fatto lo stesso, e così via fino a che il pacchetto non venisse personalmente consegnato al destinatario finale.I promotori dello studio si aspettavano che la catena comprendesse perlomeno un centinaio di intermediari, mentre invece, per far arrivare il pacchetto, ci vollero in media solo tra i cinque e i sette passaggi. Le scoperte di Milgram furono quindi pubblicate in Psychology Today e da esse nacque l'espressione sei gradi di separazione. (Wikipedia)

Nipoti