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martedì 30 luglio 2013

Social network e dipendenza. Si chiama FOMO

Ne avevamo già parlato insieme qui, insinuando il dubbio: esiste una reale dipendenza da social network? L’avevo paragonata, esasperando un po’ il tutto, all’assuefazione da Can-d, una droga particolare presente nei romanzi fantascientifici di Dick, ma, alla fine, la situazione, poco si discosta dalla realtà.
L’infografica elaborata da Mylife.com in seguito ad un sondaggio condotto tra gli utilizzatori di piattaforme social, spiega benissimo la portata del fenomeno. Perché ha un nome, ve lo volevo dire. Si chiama F.O.M.O. (Fear of Missing out) e si tratta di una sindrome da dipendenza che si manifesta con la paura vera e propria di perdere status significativi di amici e follower, segnalazioni di eventi e informazioni importanti se ci si allontana dai social network. Una paura che spinge gli affetti da FOMO ad essere sempre connessi e sempre presenti, su differenti piattaforme ed anche con diversi profili.

Come potete notare dall’ infografica, qualcuno se ne rende anche conto e pianifica di “staccare la spina” dai social per mesi o un anno, ma poi, in pochissimi ci riescono. E comunque, se lo fanno, è perché emigrano su una piattaforma più interessante e più adatta alle proprie esigenze sociali e lavorative.
Secondo il sondaggio, le donne ci ritrovano gli uomini del passato, il 51% degli intervistati si logga più frequentemente rispetto a due anni fa e il 27% apre i propri account appena sveglio.
E così più forte della voglia del fumo, della curiosità per i reality in tv ed, in certi casi, anche del richiamo del sesso, dopo l’ansia, potrebbe essere F.O.M.O la sindrome dell’anno.
Ora, l’infografica non spiega come accertarsi dei sintomi fisici di questa sindrome. Iniziamo a calcolare quanto tempo al giorno dedichiamo ai social? Forse non è il caso dai, ho paura scopriremmo che è in atto una vera e propria pandemia.
Sempre amorevolmente in pena per voi,
Zia Cin

martedì 9 luglio 2013

Banjo. Connessione di luoghi e persone

Riflessioni before Banjo
Per anni, intorno al 2000, ci ha isolato, ci ha diviso. Ed ora, invece, la Rete ci unisce sempre di più. Come nei migliori romanzi di fantascienza, il Web, dio superiore e benevolo, ci connette l’uno all’altro con un tocco, uno sguardo sullo schermo, sempre più prossimi alla telepatia. Ora insegnandoci etica, solidarietà, collaborazione, ora trasformando i nostri arti e i nostri sensi in direzione “Evoluzione della specie”. Estensioni del nostro corpo sono infatti gli smarthphone, i tablet e chissà cos’altro tra un paio d’anni. Viviamo di touch, di link, di app. Toccare, connettere, applicare. Gesti che Uniscono nel Fare. È proprio così che ci eravamo immaginati il futuro. Ed è qui che siamo arrivati. Chi l’avrebbe detto. Io, da incorreggibile pessimista, non di certo. Eppure ci siamo, tutti insieme, legati l’uno all’altro sempre e dovunque. Integrando tecnologie e manualità, codici html e tradizioni, riti locali e hashtag globali.

Banjo App
Continuando per questa strada e tenendoci strettamente a destra siamo arrivati a Banjo. Il Boom in Italia da poco, il successo vedremo. Con 5 milioni di utenti, utilizzata in 190 Paesi, Banjo è un App per iOS e Android che ci consente di scoprire e vivere in tempo reale gli eventi di una città del mondo, pur essendo fisicamente in un'altra. Aggrega, infatti, in un’unica bacheca tutti i feed dei followers iscritti ai social network più conosciuti. Il fondatore è Damien Patton, pioniere e mentore all’ Harvard Innovation Lab.



Come funziona
Il viaggio virtuale di Banjo funziona così. La piattaforma geolocalizzata permette di effettuare delle ricerche per località, conoscere in tempo reale cosa succede e dove. E fin qui ci siamo. Tutti i feed che ci arrivano inoltre, possono essere ordinati, in base alle nostre esigenze, per categorie. Se creiamo la sezione Cucina ad esempio, lì troveremo tutte le ricette, i tutorial, i post che riguardano quell’argomento. Ma la suddivisione per categorie può essere anche trasversale. Video, foto, status. Ognuno ha il suo ordine mentale. E poi gli eventi, sistemati di default in ordine cronologico, sono segnalati per tempo e senza ridondanze, con la possibilità di recuperare contenuti passati dalla timeline.

Dove sta andando
Come ci insegna la storia, la tecnologia non sempre segue la strada per lei designata. Soprattutto in campo social, accade sempre più frequentemente di vedere una piattaforma prendere il volo e via via allontanarsi dall’idea madre del suo creatore. Idem per Banjo. Ma quanto volerà il nostro Icaro e, soprattutto, starà attento a non avvicinarsi troppo al sole? Pare infatti che l’applicazione fosse destinata a grandi cambiamenti. Integrazione di differenti piattaforme, condivisione e conoscenza di eventi sportivi, feste locali ed altre manifestazioni culturali finora conosciute solo in un determinato territorio. Attualmente, invece, Banjo si limita a fungere da guida per eventi dal mondo. Ma ancora è tutto da vedere.

Io ho letto di questa app grazie ad Anna, ma la vogliamo provare insieme? La Zia aspetta le vostre impressioni qui sotto per condividerle con gli altri nipoti!

Ps: Last minute considerazioni. L’azzurro social ora ha proprio stancato.


La vostra tecnologica quanto basta Zia Cin

lunedì 24 giugno 2013

Seo. Ti ho venduto l’anima?

Attenzione: contiene verità scomode.

Diciamolo dai e finiamola con questo buonismo. Il SEO (Search Engine Optimization, insieme di regole di scrittura sul web utilizzate per posizionarsi al meglio agli occhi dei motori di ricerca), ci darà pure da mangiare e sì, sarà d’aiuto per gli associati alla "Logorroici anonimi", costretti a rivedere i propri standard in merito a numeri di parole, succo del discorso e formattazione della propria performance di scrittura. Però, però. Lasciatemi rafforzare il concetto con un doppio però.


Il discorso è che il Seo dapprima lo circuisci, gli ammicchi, lo avvicini e infine ci prendi confidenza. Ed è proprio quando hai imparato a conoscerlo che, puff, lui cambia. Embeh no. C'è un limite a tutto. Anche perché sono una donna, non si è mai visto che debba rincorrerti io! 
Ma a questo potevamo pure abituarci - i tempi cambiano - dicono. I problemi più gravi (che potrebbero diventare una piaga) sono altri.
1)    Il problema più vecchio del mondo: l'Omologazione.  Ma se un argomento, per brillare agli occhi di Mr. Google, deve: essere sviluppato in tot parole; contenere le keywords un tot di volte (di più, di più) (no così sono troppe) (beh ora non fare il tirchio con le keywords che non le paghi); singhiozzare in paragrafi, ma al contempo scivolare come l’olio per affabilità e chiarezza... me lo volete dire come si fa a non rimbambire come Lino Banfi in “Vieni avanti Cretino”??? E poi, metafore colte a parte, questi contenuti non finiranno per assomigliarsi un po' tutti? Ed è li che arriva il ghigno del motore di ricerca. Stronzetto lui. Sì, perché mentre tu ti affanni nel seguire le regole, cercando di rendere una notizia a modo tuo, ma rispettando il suo schema maledetto della brevità e semplicità,  lui inarca le sopracciglia e inizia a tirare su il naso e l’indice, per poi sventolare quest'ultimo lentamente, da destra verso sinistra, ricordandoti che, i contenuti duplicati, lui li evita. Quindi come in fisica (credo): due forze uguali si annullano.
2)   Secondo problema. Tu ci hai messo tutta la personalità che potevi e la tua strategia, tutto il sudore della fronte e l’olio di gomito che sei riuscito a produrre (praticamente sei zuppo), ma non è servito. Ed è in quel momento che ti accorgi che hai venduto l’anima al SEO. La tua creatività è stata strangolata. Lentamente, giorno dopo giorno, senza che te ne rendessi conto. Come in un film della tua vita che scorre davanti agli occhi, mentre sudi freddo, ti vengono in mente tutte le azioni più bieche che hai compiuto per dare retta al SEO. Come quella volta che hai cercato su Google Trends l’ espressione più digitata e, pur essendo altamente porno, l’ hai utilizzata, con la scusa di essere un copy, per il tuo titolo sul post di argomento "Cibo" . E pensi: che stupido sono stato a piegarmi alla logica meccanica, all’ ingegneria, al calcolo subdolo. Un incubo, sembra di rivivere Io Robot e tu non hai di certo il fascino di Will Smith. Ma possibile che, preso dalla mania delle visualizzazioni e del Seo, mi sono dimenticato di cosa amo parlare, come amo farlo e soprattutto da dove vengo? Perché noi italiani veniamo dagli endecasillabi, dall’ Accademia della Crusca, veniamo dal “La donzelletta che vien dalla campagna, in sul calar del sole...” e lei, aveva in mano solo un fascio d’erba, non una calcolatrice o un grafico cartesiano.

Il succo è questo: al Seo, ora come ora, non possiamo (purtroppo) rinunciare. Ma bisogna usarlo, come ogni cosa, con moderazione. Senza dimenticare chi siamo e perché scriviamo.
Del resto il calamaio è già andato e la penna pure, ma ci vogliamo far togliere dalle macchine il piacere di un climax, di una similitudine, di un sano ossimoro???!!! 
Ci vogliamo far privare del gusto di ascoltare la dolce melodia delle parole per ridurre tutto ad un elenco puntato, ad un paragrafo di frasi brevi e chiare???!!!
Ed infine, secondo voi, quante volte ho inserito la parola Seo in questo post? ;D  Forse troppe, ma per questa volta…

Sempre occupata in un conflitto interiore, la vostra Zia Cin

lunedì 27 maggio 2013

Azienda abbi fede. Il Social Media Marketing è una religione

Vi è mai capitato di guardare il cielo stellato sopra di voi e fare pensieri profondi? A me sì, solo che Kant ci avrebbe visto “la legge morale dentro di sé”, invece io, tapina, mi sono limitata ad una similitudine. Scusandomi in anticipo per l’azzardo, mi è venuto in mente il paragone tra il social media marketing e le religioni.
Non fate quelle facce! Analizzando insieme le caratteristiche principali di una fede religiosa potrete osservarne dei punti in comune.
·      Divinità. Ogni religione ha un dio (Giove, Zeus, Jahve, Cristo,ecc) e l’adepto social addicted adora il Sacro Web.
·       Nosce te ipsum. Ogni fedele mira, attraverso il credo, a conoscere, infine, se stesso. E l‘abitante dei social, da quando ha un profilo Facebook, ne ha scoperte di cose che neanche sapeva di se stesso. E come ne ha scoperte! Vogliamo parlare del’ex secchione timido che ora è selfie dipendente?
·       Riti e credenze. Le religioni si contraddistinguono per i riti, inflessibili e di massa, perpetrati secondo le stesse identiche dinamiche nei secoli dei secoli (amen). Ma perché il #FF del venerdì su Twitter cos’è?
·    Socializzazione. Parliamo del processo di convivenza sul quale si fondano i culti. Esso prevede l’interiorizzazione di valori, norme e culture. Qui non serve dilungarsi. Ogni social network è un mondo a sé, ma in tutte le piattaforme, la regola base è condividere e interagire all’interno di una community.
·      Simbologia. La croce, le colombe, i rami di ulivo, il fuoco, gli unicorni, i draghi, sono i simboli delle grandi religioni. E proprio il minimalismo sempre più dilagante nel web ci invita a riconoscere gli ecosistemi social attraverso i bottoni, i loghi, le iniziali stilizzate, e tutti gli elementi dell’immagine coordinata, talvolta unicamente attraverso gli accostamenti cromatici (rosso e bianco ormai è Pinterest, azzurro e bianco è Twitter, ecc.).
·   Morale/funzione sociale. Ovviamente le due cose, puta caso, nelle religioni coincidono. Non desiderare la roba d’altri (per Google copiare i contenuti è penalizzante), non dire il falso (pena la sfiducia degli utenti), ringrazia per i doni ricevuti (il blogger o social media manager ringrazia per ogni singolo mi piace, per il commento e per il retweet) e così via.
·         Fede assoluta. E qui veniamo a te azienda. A te che il social network lo vuoi usare perché lo usano tutti ma, come lo fai? Finché vedrai la piattaforma social come un contenitore di link diretti al tuo sito aziendale non andrai lontano. Non basta frequentare una sinagoga per essere un fedele praticante. Serve che porgi l’altra guancia, che impari dal fratello e che “ti comporti come vorresti che gli altri si comportassero con te” (al catechismo insegnavano questo).
In soldoni che cosa significa?
1.     Significa che la tua pagina social deve promuovere il tuo sito web, ma diffondere anche, in nome del più utilitaristico Do ut Des i contenuti di altri. Oggi metti un link del suo sito, domani lui ne metterà uno al tuo. Senza paura di paragoni e rivali. E questo se proprio hai la mira del profitto. Altrimenti condividi i contenuti di altri anche per piacere, per approfondire e per comunicare ai tuoi utenti/clienti che t’informi, che sei sincero, che cresci con loro e che si possono fidare di te. E voilà! Fidelizzazione, non ti serviva anche questo?
2.  Devi dare il buon esempio. Non buttare fango sui tuoi concorrenti utilizzando i social. Piuttosto frequentali e migliorati con loro, ove possibile.
3.   Devi imparare a condividere i tuoi successi con gli utenti. Le vittorie aziendali e le partecipazioni ad eventi. Renderli partecipi è importantissimo;
4.    Devi creare dei riti che coinvolgano e uniscano tra loro i tuoi seguaci. Saluti, foto del giorno, e tanto altro. A cosa serve? La tua community inizierà a volerti bene sul serio e, un giorno, si ricorderà (alla spicciola) del tuo negozio ( “Ma da chi potrei acquistare il prodotto x…ah sì, da lui!”)

Scommetto che il tuo social media manager te l’aveva detto e non ci avevi creduto, vero?
Ma, come per ogni credo religioso, anche per il social media marketing serve innanzitutto un grande atto di Fede. Alcune cose non si vedono, ma accadono. Altre cambiano in maniera irreversibile e, prima che tu te ne accorga, saranno cambiate anche le esperienze d’acquisto dei tuoi utenti/ clienti, sarà cambiata la loro idea di vivere l’emozione del tuo servizio, sarai cambiata tu, cara azienda. In meglio.

Frutto di riflessioni sul divano

La Zia

venerdì 26 aprile 2013

Facebook: profilo pubblico o privato. Due punti di vista differenti


Nel 2008 scoppia in Italia la moda Facebook. Qualcuno era già iscritto all’ almanacco del web, ma il divertimento è iniziato quell’ anno. Mentre Zuckemberg si sfregava le mani a casa sua salvando e intrappolando nel web i nostri ricordi e le nostre foto, noi eravamo presi dalla mania degli album descrittivi, dei post giornalieri, delle citazioni. Di quelle cose tristi insomma che, solo ad uno stadio avanzato della dipendenza, abbiamo abbandonato. E poi negli anni quante novità: i gruppi, le liste, le fan page, le chat e tutti a smanettare sulle tastiere, a scriverci l’un l’altro via pc pure stando seduti vicini “hai messo mi piace alla mia foto, grazie!” “Era bella! Ho pure commentato.” “Allora aspetta che ti rispondo al commento”.

Di questa assuefazione avevamo già parlato qui, ma ora si tratta di fare l’ennesimo punto della situazione. Il nostro utilizzo, il mio utilizzo di Facebook si è evoluto e inizio ad avere dei dubbi. Capite che i dubbi una zia non se li può permettere perché i consigli di solito li da. Quindi espongo il mio problema nel tentativo di risolverlo al più presto.


Da qualche anno lavoro nel mondo della comunicazione come copy e web writer. Qui arriva il bello. Molti di coloro che abitano il web per professione, riescono agevolmente a conciliare la vita on line con quella off. Mi spiego: riescono ad essere Mario Rossi nella vita reale, postare foto e commenti privati su piattaforme social che utilizzano anche per il lavoro. Ecco, io ho difficoltà a fare questo e ho bisogno di un consiglio. Mi rivolgo a qualcuno che saprà aiutarmi. Spero. Chiara De Carlo.


Buongiorno Chiara!

Lei lavora come giornalista presso una web tv d’informazione del suo territorio (Sudnews.tv) ed è anche una grande appassionata di social media. Diciamo che non riesce proprio a rimanere disconnessa, neanche per attimo, vero?


Neanche per un attimo. Il mio lavoro mi pone in una condizione di costante attenzione su ciò che mi accade intorno, offline e online. In più, il mio strettissimo rapporto con i social network (sono convinta della loro utilità a scopo personale ma anche lavorativo) mi porta ad essere sempre connessa tramite i miei account Facebook, Twitter, Instagram, ecc. Facebook soprattutto.


Ho bisogno di un consiglio e, visto il lavoro che fa, immagino potrà aiutarmi. Ma soprattutto, devo continuare a darle del Lei in quanto professionista, oppure essendo amiche c&c (Culo&Camicia) posso evitare questi inutili convenevoli?

Continui a darmi del lei, almeno in questa sede. Quando mi ricapita? Solitamente, nella vita di tutti i giorni, i toni sono ben diversi quindi preferirei approfittarne.



Bene, allora le spiego il mio problema esistenziale. Amo il web, la socialità, la condivisione, l’aggiornamento in tempo reale ma non riuscirei a limitarmi nel postare notizie private. In pratica è come per la casa. Mi piace abitare in compagnia, ma ho bisogno dei miei spazi e di qualche ora di solitudine al giorno. Lei, come me, è una persona con tanti amici e tante passioni al di là del lavoro. Come riesce a conciliare questi due mondi?

Da quando i social network sono entrati nella mia vita ho cercato di capire in che maniera potessero fare al caso mio. Prima di cominciare il mio percorso lavorativo utilizzavo già Facebook e Twitter e ne facevo un uso strettamente personale. Oggi ne faccio un uso diverso. Concilio lavoro e privato sulle mie “vetrine” personali sui vari social, e credo che sia la scelta giusta, perché questo mi permette di farmi conoscere sia dagli amici e conoscenti, sia da chi, per svariate ragioni (magari lavorative) raggiunge i miei account e tramite un rapido sguardo ai miei interessi, alle cose che scrivo e al mio comportamento online, può capire le mie potenzialità o i miei punti deboli.


Ok. Io su Twitter sono 70% webwriter e 30% web zia, quindi va bene. Per quanto riguarda Facebook, invece, io ho un’idea ben precisa di come utilizzarlo oggi e ora, nel 2013. Ho un profilo privato, pochi amici, quelli che realmente conosco e frequento. Condivido in tempo reale scatti fatti con amici e parenti. Chiacchero del più e del meno senza la minima professionalità. Faccio la zia a tempo pieno insomma e sono restìa a concedere l’amicizia a persone che ho conosciuto in ambito lavorativo. Eppure, più lavoro sul web e nel campo della comunicazione, più trovo difficoltà nel tentare di tener separate la Zia Cin on line da quella off. Lei che uso fa di Facebook e Twitter?

Facebook è la mia casa online. Nonostante tra i miei amici e “seguaci” ci siano persone che conosco appena, esprimo liberamente pensieri, commenti e critiche sulla vita di tutti i giorni, sul lavoro, sui miei sentimenti. E’ una scelta che fanno molte persone nel mio settore, e io ho scelto di condividere questo modo di fare perché mi rispecchia. Ho sempre voluto essere, per grandi linee, un “libro aperto” (cosa che nella vita spesso mi riesce difficile fare), e su Facebook riesco a far vedere molte cose di me. Solo pochi, pochissimi intimi, riescono poi a vedere anche oltre.
Twitter lo uso molto molto meno rispetto a Facebook. Sono iscritta da molti anni, ma mi è sempre piaciuto molto poco. A livello razionale, so di usarlo per la promozione dei miei pezzi o dei miei lavori, ma finisce lì. Non pongo particolare attenzione o cura a ciò che faccio, anche perché faccio poco. In definitiva, il modo di comunicare su Twitter non fa al caso mio, ma per via di mille motivi, continuo ad utilizzarlo.


Quindi ha scelto di impostare il suo profilo Facebook in modalità pubblica e condividere tutto il suo io Chiaroso con tutti?

Con tutti. Tranne qualche post che per ragioni personali qualcuno in particolare non può vedere. Ma in quei casi è limitato solo a quelle determinate persone.

Non le da fastidio che chi la conosce in campo professionale possa vedere cosa fa, con chi e dove, sempre e comunque?

Credo sia un valore aggiunto la mia vita personale. Ho sempre pensato che se piaccio a qualcuno a livello lavorativo, devo piacere anche a livello personale. Creare empatia credo sia ciò che cerco nel rapporto con gli altri, in tutti i settori della vita.


Quindi, dopo questa scelta, ha avuto bisogno di limitare o rivedere alcuni dei suoi criteri di pubblicazione dei suoi contenuti?

No. Pubblico liberamente. Sono rare le eccezioni in cui blocco un contenuto. Se lo faccio, come di rado è capitato, non è mai avvenuto nei confronti di soggetti con i quali sono coinvolta lavorativamente parlando. Ecco, è successo spesso per motivi personali, non per altro.

Ricapitolando: lei , al contrario di me, utilizza Facebook in modalità PROFILO PUBBLICO per interagire con amici e “followers” e, di conseguenza, accetta anche le richieste di amicizia di entrambe queste categorie?

Interagisco con tutti ma per quanto riguarda le richieste d'amicizia scelgo di accettare o meno in relazione alla persona che mi ha inviato la richiesta. Faccio un pò di ricerca, vedo gli amici in comune, vedo gli interessi in comune e poi scelgo se accettare la richiesta oppure se lasciarla come "follower". Insomma, è a discrezione personale.

Ok. Ma io pubblico le foto della cena della sera prima, del pennarello quando lo tengo in equilibrio sotto il naso, pubblico freddure che capirebbero solo gli amici stretti, video di me e lei ubriache che cantiamo Maledetta Primavera e scorci della mia vita di zia col nipotino…come devo fare secondo lei?Mi dia una soluzione.

Io credo che sono proprio quelle le cose che personalizzano un profilo. Soprattutto quello di una creativa. I profili in cui la personalità è molto evidente sono quelli che comunicano di più, e noi comunichiamo sempre. O no? Certo poco poco di selezione non guasterebbe: magari le foto da ubriache le può evitare, ma quello è un favore che devi fare a me.

Grazie per il consiglio, ci penserò. Ora che l’intervista sta finendo, che dice, posso smetterla di darle del lei? -.-

Se proprio deve.

E allora sai che ti dico Chiara? Che siamo diverse, per questo siamo amiche. E ora che ne dici, ti va di chiedere insieme ai lettori lo stesso consiglio? Tipo in tv, ti faccio mandare la pubblicità, vai!

E voi cari lettori come coniugate la vostra vita pubblica con quella privata? Attendiamo con ansia le vostre risposte e i vostri consigli. Io, intanto, non cambio idea, la Zia potrebbe  :) 

Perdindirindina Chiara! Ma tu sei nata per mandare la pubblicità! Ti ringrazio tantissimo per l’intervista, ci vediamo stasera per una pizza e rafforzo il tuo concetto con una domanda ai lettori anch’ io:
Alla luce di questi dubbi amletici, ci date la vostra opinione in merito? Che uso ne fate voi di Facebook?


Scrivete alla Zia ;)






mercoledì 31 ottobre 2012

Twitter, Pinterest, Instagram, Whatsapp e Viber: niente paura. Le istruzioni per l’uso facili facili della zia



Mi sono resa conto che crisi e crisi, ma mi hanno regalato un cellulare da paura. Uno smartphone per la precisione. E ora, mio malgrado tutto è sincronizzato. Dico mio malgrado, perché mai avrei immaginato di finire con un simpatico campanello che mi avvisa non solo dell’arrivo di un messaggio, ma anche di qualsiasi notifica dai mille social network e dalle mille App che utilizzo. Beh, oramai è così.

Mi sono resa conto che c’è gente che di social media marketing ci campa e che al contempo c’è gente che, i Social e le App di tendenza, neanche li conosce. Io come al solito sono nel mezzo. Ma questo per ovvi motivi legati al mio segno zodiacale.

Mi sono resa conto che alcune parole come Pinterest, Instagram, Whatsapp, fanno paura alla gente come i mostri ai bambini, e invece sono strumenti di diletto e conoscenza utilissimi e interessantissimi.

Mi sono resa conto che sono pur sempre una zia e, ai miei nipoti, devo pur spiegare le potenzialità di questi strumenti sul proprio telefono. Devo pur mettere la pulce nell’orecchio, come al solito.

Twitter

Sul mondo degli uccellacci (lo chiamo così perché twitter significa cinguettìo) vado veloce. Lo faccio perché mi sono già dilungata in un altro post (http://paroladiziacin.blogspot.it/2012/05/twitter-un-sentiero-senza-mattoni.html). La faccio semplice: Twitter è un modo di rimanere sempre connessi con tutto il mondo.
1.    In home trovi le notizie random di tutti gli utenti iscritti, focalizzate, però, sui campi d’interesse che hai segnalato al momento dell’iscrizione.
2.    Cliccando sul tuo nome utente hai la possibilità di vedere il tuo profilo. Cioè tutti i tweet che hai scritto tu e quelli indirizzati direttamente a te.
3.    Puoi scrivere un tweet (post) rispettando la lunghezza massima di 140 caratteri e allegandoci una foto oppure un link.
4.    Per indirizzarlo direttamente a uno o più utenti, basta mettere la chiocciola e il nome del tuo amico, seguito dal messaggio.
5.    Per quanto riguarda i tweet degli altri, sotto ognuno di essi troverai le opzioni per aggiungerlo ai tuoi preferiti (tutti possono vedere la tua lista preferiti), retwittarlo, ossia prenderlo così com’è e metterlo sulla tua bacheca, oppure rispondere direttamente a quel tweet.
Questo flusso di notizie è così veloce e naturale che ne diventerai schiavo, vedrai. Ps: non farti spaventare dagli hashtag, i famosi cancelletti. Indicano solamente l’argomento di cui si parla. Piuttosto evita di fissarti con il numero dei follower (persone che ti seguono, “amici di twitter”) come si faceva su Facebook una volta. E’ da sfigati, te lo volevo dire.

Pinterest
Questo forse è quello che preferisco. It’s easy! AVVERTENZA: Mi servo della terminologia di Facebook affinché comprendano tutti.
1.    Scegli le categorie che t’interessano (moda, viaggi, humor, tecnologia, ecc).
2.    Ti arrivano le notizie inerenti a tali argomenti sotto forma di mattonella. Una mattonella che contiene due cose: una foto inserita dall’utente sorgente e un suo commento.

3.     Come su fb puoi mettere mi piace (Like), commentare o condividere sul tuo profilo (qui si dice Ripinnare, Comando “Ripin”).
4.    Puoi inoltre creare delle cartelle (Board) dove inserire i tuoi contenuti. Carichi una foto e metti un commento. E’ fatta.
5.    Quando decidi di seguire un utente (Followarlo), poi, la “home” di Pinterest ti consente di vedere i suoi nuovi Pin (post).
6.    Da ricordare: Il Pin non è proprio come il post di Facebook, perché prevede sempre un’immagine.
7.    A cosa serve Pinterest? A chi ha “sete di canoscenza” oppure a chi vorrebbe condividere le proprie immagini non per forza con gli amici, che ovviamente hanno tutti interessi differenti, ma con persone che siano interessate ad un argomento specifico.
8. Disponibile come app su smartphone, ma anche su www.pinterest.com

Instagram

Partendo dalla barra in basso che vedi appena accedi:
1. Con il simbolo della macchinetta fotografica carichi una foto o la scatti al momento. Con il simbolo, accanto, del panorama, la modifichi. Hai a disposizione degli effetti molto semplici, ma fichissimi. Scrivi un commento alla foto e la geotagghi, cioè specifichi il luogo dove è stata scattata (se vuoi).
2.  Cliccando sul simbolo della casetta (la tua home), vedrai tutte le foto pubblicate da te e quelle dei tuoi amici che ti piacciono.
3. Cliccando sul simbolo della rosa dei venti (sempre se quello è), vedi le foto pubblicate da utenti random, oppure cerchi utenti conosciuti.
4. Con il simbolo del cuore nel fumetto, vedi cosa piace ai tuoi amici e chi ti segue.
5. Il simbolo del riquadro delle notizie ti permette di accedere ad un menu di info varie che riguardano il tuo profilo.
6. Sotto ogni foto pubblicata da un amico troverai due simboli: il cuore nel fumetto ti permette di far capire che ti piace e si colora di rosso, il fumetto di commentare l’immagine.
7. In alto a destra due simboli. Con la lente d’ingrandimento cerchi gli utenti che conosci o che fanno parte dei tuoi amici Facebook. Con i tre puntini apri il menu delle impostazioni.

Disponibile come app per smartphone, ma anche su www.instagram.com

WhatsApp
Questo strumento ti consente di inviare, tramite cellulare, messaggi di testo agli utenti che dispongono dello stesso programma (è necessario che il tuo smartphone supporti il sistema operativo Android ma esiste anche con IOS di Apple)(me l'ha detto un amico). I messaggi che invii tramite Whatsapp possono contenere testo, foto oppure video e..rullo di tamburi…sono aggratis! Quanto ci piace questa parola!
Ora, utilizzarlo è molto semplice.
1.      Una volta lanciato, il menu delle impostazioni è su un tasto imprecisato del tuo telefono (dipende dal telefono) e ti permetterà di impostare un tono specifico per le notifiche, creare gruppi, impostare il vostro stato, ecc. Sul mio Samsung Galaxy SII è sul tasto in basso a sinistra.
2.      La lente d’ingrandimento in alto a destra ti consente di cercare un utente.
3.      La matita in alto a destra ti consente di visualizzare tutti gli utenti, presenti nella tua rubrica telefonica, che utilizzano Whatsapp.
4.      Con ognuno di loro messaggiare sarà facilissimo. Basterà cliccare sul contatto.

Al momento è gratuito, ma si pagherà presto. Il costo è comunque irrisorio. circa 89 centesimi ALL'ANNO e circa 3 euro per 5 ANNI! 

Viber

Viber, come Whatsapp ti permette di comunicare gratuitamente. La differenza è che ad essere gratis non sono solo i messaggi, ma anche le chiamate.
1.      La prima volta che lo apri, inserisci il tuo numero di telefono.
2.      Contestualmente, Viber ti invia un sms con un codice che inserirai durante la procedura di iscrizione.
3.      Inserisci la tua foto e il tuo nome utente.
4.      Sei dentro e hai a disposizione una piccola barra di menu in basso.
5.      Con il primo tasto a sinistra, quello del fumetto, invii messaggi.
6.      Con il tasto dell’orologio apri il registro chiamate.
7.     Con il tasto Contatti apri l’elenco dei tuoi contatti, differenziati tra quelli della tua rubrica telefonica e quelli dei tuoi amici che utilizzano Viber. L’ultimo tasto a destra (Altro) ti consente di aprire il menu delle impostazioni.

Ecco gli strumenti di cui non potrai fare più a meno, oppure senza i quali continuerai a vivere benissimo. Dipende da te. Spero comunque di essere stata utile.

Un’affezionata Zia Cin di quartiere

venerdì 25 maggio 2012

Twitter. Un sentiero senza mattoni gialli



Siamo diretti alla Città di Smeraldo, a vedere il grande Oz – disse Dorothy –e ci siamo fermati alla tua capanna per passare la notte.
Perché volete vedere Oz – chiese lui.
Io voglio che mi rimandi nel Kansas e lo Spaventapasseri vuole che gli metta un po’ di cervello nella testa –rispose la bambina.
Il Boscaiolo di latta sembrò riflettere profondamente per un momento. Poi disse – Credi che Oz potrebbe darmi un cuore?
- Ma sì, direi – rispose lei – Non sarebbe più difficile che dare un cervello allo Spaventapasseri.
- Giusto –rispose il boscaiolo di latta – e allora mi permettete di unirmi a voi? Verrò anch’io alla città di Smeraldo a chiedere aiuto a Oz.
 - Vieni – disse cordialmente lo Spaventapasseri e Dorothy aggiunse che sarebbe stata felice della sua compagnìa.
Così tutti insieme attraversarono la foresta fino alla strada selciata di mattoni gialli.

Il meraviglioso mondo di Oz, Lyman Frank Baum


Dopo anni di naso negli affari degli altri, di #fotoprofilo, di album fotografici intitolati “La mia famiglia” e “I miei amici”, la mediocrità di Facebook è stata messa da parte in favore della freschezza di Twitter. Sì, perché a FacciaDiLibro siamo affezionati, inutile negarlo,  e lo saremo sempre (come avremmo fatto a scoprire altrimenti che la vicina di casa timorata di dio è in realtà una delle pantegane più grosse che si siano mai viste sulla faccia della Terra???). Ma nel mondo dei social network, Fb è paragonabile, ormai, alla cara vecchia tv, sempre accesa per compagnìa in vuote case, in vuote teste e guardata solo distrattamente.
Twitter, invece, è tutta un’altra storia. E’ davvero comunicazione pura, immediata, senza orpelli, e tuttavia non spersonalizzata, ma anzi, arricchita di quel tocco di pettegolezzo che non guasta mai. Un cinguettìo continuo che ti permette di essere sempre aggiornato riguardo ciò che accade e che t’interessa. Ma anche cazzeggio allo stato puro, grazie agli hashtag, i cugini dei tag nei post. Parole chiave precedute da cancelletto che fungono da argomento ed etichetta nei tweet, ma ti permettono anche di fare sarcasmo da osteria giocando con le parole.
Su Twitter, come nel mondo dei puffi, non si parla e si riparla di qualcosa, no! Si twitta e si ritwitta. “ Ciao oggi hai twittato?” “Si, sto twittando e ho pure ritwittato il tuo tweet” o.O
E poi si Followa, ah, quanto si followa! Ma non come su Facebook dove “seguire” significa farlo nel senso stretto del termine, tipo stalker, salvando le foto della tipa, guardando dove lavora e cosa ha studiato per linkarle le canzoni che le potrebbero piacere, no.
Su Twitter, in pratica, tu segui me (follower), ma poi non è detto che io segua te (following). Oppure si. E a furia di seguire la gente, ti ritrovi un po’ sfasato, ma con una sensazione di community tutta nuova. Niente più richieste d’amicizia da parte di conoscenti che devi accettare per forza (altrimenti che deve dire la figlia della cugina dell’amica di tua madre). Solo persone che scrivono roba che ti interessa e in non più di 140 caratteri. And that’s all. Insomma, nessuna strada di mattoni gialli a indicarti la via da seguire, perché la tua strada, su Twitter la decidi da te.

Il Mago di Oz
Inoltre, in questo momento storico, che secondo i miei calcoli durerà non più di un anno,  se devi portare avanti un’identità pubblica, che si tratti di un personaggio, di un’attività commerciale, di un tuo sito web (o blog), non puoi non avere un account Twitter dove spammare senza ritegno alcuno. I tuoi contenuti, se “cinguettati”, acquistano una veste di informazione mai intrusiva, che su Fb, ormai parco giochi di adolescenti (15-20 anni) e new-adolescenti (40-60 anni), te la puoi sognare. Dalla tua parte, pochi caratteri a disposizione, link abbreviati e un pubblico consapevole, che ha scelto volontariamente di seguirti.
La cosa più bella di questo mondo di pennuti è, infine, che sia terribilmente selettivo. Quel tanto di snob che non guasta mai nella vita. Chiunque può scrivere una frase breve qualsiasi, ovvio. Ma pochi sanno riassumere un pensiero di senso indubbio e di qualche interesse per la twittosfera, dimostrando simpatìa e intelligenza, pena la defollowazione.
Miglioramenti ancora ce ne sono da fare certo. Ad esempio: Che cavolo me ne frega in home di ricevere gli aggiornamenti di chi non seguo? Però è bello sapere che c’è un posto dove svolazzare senza quei dannatissimi mattoni gialli che ti indicano/obbligano il percorso da seguire.
Sentiero o meno io, con questo post, vi ho lasciato qualche briciola affinché non si perda nessuno..sono pur sempre la vostra Zia ;)

                                                                                                                      Zia Cin

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