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lunedì 15 aprile 2013

Lavoro e precariato. Mal comune mezzo gaudio



Come mai, dico io, ci sorprendiamo della precarietà nel mondo del lavoro? Non è forse la condizione umana, per definizione, ad essere precaria?
E dire che eravamo avvisati fin dai tempi del catechismo. Bei tempi quelli! C’erano una volta Adamo ed Eva, ci hanno raccontato, uno superuomo, l’altra nata da una sua costola. Visto che Donna vuol dire Danno, con tutti gli animali del giardino terrestre, secondo voi Eva, da chi doveva accettare una mela? Da una strega cattiva travestita da serpente (o almeno così mi pare di ricordare). E da allora l’uomo e la donna furono condannati per sempre.
Sì, condannati: LEI al “parto con dolore”;
 al mese con la settimana di dolore;
alla depilazione con dolore;
alla tinta dei capelli bianchi che l’uomo invece brizzolato è affascinante;
alla caccia alle streghe; 
alla lapidazione per adulterio;
alla scalata sociale con la gonna (che non c’è cosa più scomoda);
ai tacchi (gioiello di ingegneria sadica);
alla  domanda di ogni titolare d’azienda durante il colloquio di lavoro “non è che per caso mi fai scherzi e rimani incinta?” (che ti viene da rispondere: pure se ci provi con tutte le tue forze, di te mai, ti assicuro);
e alla generale difficoltà di condurre una vita soddisfacente, senza dover scegliere, per forza, tra una famiglia e un’occupazione.

LUI (poverino): condannato a “lavorare con sudore”.


Ora, diciamocelo: il sudore è una prerogativa maschile. Non c’è uomo senza goccia di rugiada sulla fronte, non c’è calzino che viva più a lungo di una partita a calcetto con gli amici. L’uomo suda persino quando l’unico movimento che gli è richiesto è quello di alzarsi dal divano per sedersi a tavola, che è pronto. E allora, dico io: qual è realmente la condanna divina per questo essere che al sudore è abituato e per giunta, lavorando, può realizzarsi, dimostrare le proprie capacità, portare con orgoglio il pane a casa????!!!
 E allora sapete che vi dico? Che nella terribile situazione di precariato che ci accomuna tutti, noi donne, cerchiamo di guardare il bicchiere mezzo pieno.
Per una volta l’uomo la sua “condanna divina”, pur volendo, non la può scontare. Per una volta, mal comune mezzo gaudio.
Ci sono e ci faccio.
la vostra Zia

venerdì 8 marzo 2013

Donne, oltre alle gambe c'è di più

Donne, oltre alle gambe c'è cultura, diritti, lavoro, politica, famiglia, sogni, modi di comunicare e dolori al polpaccio. Insomma, oltre alle gambe c'è di più.
L'anno scorso vi ho parlato dell'obsolescenza del femminismo e, al contempo, del difficile momento storico per la mascolinità. Quest'anno poche righe e tante infografiche per capire come stanno le cose prima di parlare, eventualmente.

Donne ed Europa



Donne, blog e social media


Donne e parità di genere


Donne e violenza


Donne e ...(rullo di tamburo) reggiseno


E che una donna sia con voi!

La vostra friendly and funny Zia Cin

giovedì 8 marzo 2012

8 Marzo: la festa della tracotanza. Tratto da una storia vera.



“Non era Santa – era troppo grande-
Neanche Neve – era troppo piccola –
Si teneva soltanto in disparte
Come qualcosa di spirituale.”

Emily Dickinson, Mie Forti Madonne


La ricorrenza

La Festa della Donna allieta particolarmente due tipologie di donne.

La prima aspetta l’8 Marzo con ansia per un motivo: uscire con le amiche senza il proprio compagno. 
Pure la più cessa della scuola che il fidanzato, lei ancora non lo sa, lo avrà per la prima volta a 27 anni e sarà il pensionato vicino di casa, è gasatissima per quest’opportunità. Si muove, parla e zompetta fiera sotto braccio con le altre, come se un fidanzato, pure lei,  lo avesse lasciato davvero a casa. E le altre? Chi le tiene recluse il resto dell’anno? Chi le costringe a vedere sempre i posticipi della partita col broncio invece di spassarsela con le amiche per 90 benedettissimi minuti?





Lo svolgimento della festa

Esaltata a 1000, la donna esce dalla tana alle ore 20,00 circa per una cena in pizzeria con le amiche più care. Amiche di amiche di amiche che pure: chi cazz le conosce! Ma godiamoci quest’atmosfera di solidarietà femminile che si respira solo l’8 Marzo.

Dicevamo..cena che, in meno di un’ora e mezza di orologio, si trasforma in un film trash anni ‘80 dove si vede proprio di tutto. Catene infinite di donne finte ubriache, abbracciate alla meno peggio, in piedi sui tavoli, che stonano canzoni di Lucio Dalla (pace all’anima sua). Un giro di “Attenti al Lupo e pera” non manca mai. Baristi esausti che spillano barilotti di coca-cola, acconciature quanto mai improponibili innalzate come impalcature pericolanti con l’aiuto del gel (sconvolgente verità visto che il gel non si usa dagli anni ‘90 ). Mimose stanche e stonate che traboccano da ogni tavolo, da ogni tasca, da ogni spazio fra i denti e poi loro, le gonne longuette riesumate per l’occasione da (a questo punto devo pensare) un armadio appositamente realizzato in legno di ciliegio per la festa della donna, tenuto segreto nella camera di ognuna di noi, che si apre, come una botola, alle spalle del muro, muovendo la statuetta sul camino.

Ma l’atmosfera si surriscalda ancor più alle 23.55, quando le vedi che s’ infilano bavetta, coltello e forchetta, fiere di aver preparato, Circi malefiche, la miglior trappola per maschi mai progettata. Eh sì, perché i ragazzi, in genere, sono banditi dai locali in cui si festeggia la festa delle donne. Banditi, ma solo fino a mezzanotte. Orario dopo il quale possono entrare pagando un supplemento oneroso, ma doveroso.

E infatti alle 24.00 in punto le porte del saloon si spalancano, le donne sono in piedi sui tavoli disposti in cerchio e proteggono la fortezza dall’alto, sfregandosi le mani. I ragazzi trasudano arrapamento e sognano un ratto delle Sabine, ma una volta entrati, si ritrovano, in pratica, in una sorta di tana delle Amazzoni. Scendono da ogni angolo del locale, attaccate alle proprie lìane, al grido di Xena “Morte per Buru-Buru” (cit. Futurama). In meno di un’ora si consuma la battaglia. Vinti e vincitori sono ormai allo stremo delle forze. Qualcuno ha abbandonato il campo e si è andato a rifugiare nelle strade della città che, per l’occasione, sono diventate zona franca per molestie sessuali e atti di stalking di ogni genere.

Chi è rimasto nel locale invece, inevitabilmente, viene sopraffatto, in un abbraccio, dall’ ultimo inesorabile lento… Dreeeeeeeeeeeeeams  are my realityyyyyy, the only kind of reeeeal faaantasy, illusion are a common thing, I try to live in dreams, it seems as if it’s meant to beeeee….

Le anti Festa della Donna

Ma ci sono anche le donne che questa festa la odiano proprio. E che amano odiarla, non so se mi spiego! L’ aspettano ogni anno con ghigno etrusco per riempire le bacheche di Facebook di ingiurie, offese e rivendicazioni. Per rispondere soddisfatte agli auguri dell’amica romantica con un “Vergognati!”. Per lasciare la mimosa ricevuta in dono dal collega sulla scrivania, in segno di sfregio. Per protestare contro il lato commerciale della cosa, riallacciandosi alle accuse contro le multinazionali, il Mc Donalds, la Coca-cola e la Nike che fa fare le scarpe ai bambini. Insomma è tutto sbagliato in questo mondo e la festa della donna è la punta di un iceberg. Poi prendono la loro bicicletta che utilizzano per non inquinare e creare un mondo ecosostenibile, la parcheggiano meticolosamente nel cortile di casa e aspettano l’amico che le passi a prendere con l’auto, perché casa di Alessio è lontana per arrivarci a pedalate.


Le smemorate

Nella confusione totale di questa giornata c’è pure chi si dimentica di tutto e se lo ricorda quando la mamma le dà un bacio appena sveglia. Chi ricorda al fidanzato di farle gli auguri perché a quanto pare è già l’8 Marzo (come passa il tempo). E infine chi riceve una mimosa e l’accetta con un sorriso. Perché tutte quelle palline gialle mettono un gran buon’umore e puzzano anche meno degli altri fiori, tutto sommato.

Auguri a chi è donna e a chi non sa di esserlo.

La vostra amichevole Zia Cin di quartiere

martedì 28 febbraio 2012

OLTRE il femminismo, indiscutibilmente un difficile momento storico per la mascolinità



“io ero rimasta al terziario e lui era l’uomo del futuro, lucido, razionale, con poco spazio per i sentimenti. Tutto giusto, ma il mio underground di ragazza borghese allevata nella mistica dei sentimenti, anche se io l’avevo rifiutata come sovrastrutturale rispetto al vero rapporto che c’è tra uomo e donna, tra l’individuo e la società, era purtroppo così radicato nel mio subcosciente che ecco, come una beffa, proprio nel momento in cui prendevo coscienza di me stessa e della mia funzione, tornava a rendermi un essere indifeso e debole. Avevo un bel ripetermi, come se fossero slogan, i capisaldi programmatici della lotta femminista: il matrimonio è il primo strumento di repressione, è la cellula in cui si penetra il delitto di lesa personalità, bisogna abbattere questa struttura perché così com’è rappresenta una prigione per la donna moglie e madre. Certo, mi dicevo, eppure io quest’uomo lo voglio e se il matrimonio rappresenta una sicurezza allora che venga.
[ ] Ora abbiamo troppo da fare. Inseguiamo le nostre ideologie. Siamo quelle marxiste, femministe, capitaliste…Sì, abbiamo troppo da fare a riscoprire la nostra dimensione di un’umanità estirpata dal quieto limbo, dove vigeva lo status quo, e proiettata verso un futuro incerto dove diventa sempre più un dovere esercitare una dialettica spregiudicata…”
Foemina Ludens, Francesca Di Martino.




Cinguettando su Twitter, stamattina, ho letto alcune citazioni di un testo nelle quali ho trovato grandi affinità con le mie, nonchè con le chiacchere tra amiche di questi ultimi giorni.
Se la causa della donna si pone, è una causa vinta”. E poi ''La donna non è in rapporto dialettico con il mondo maschile. Le esigenze che essa viene chiarendo non implicano un’antitesi, ma un muoversi su un altro piano”, e ancora ''Non riconoscendosi nella cultura maschile, la donna le toglie l’illusione dell’universalità”.



Il femminismo oggi e altre verità

Così mi è venuto in mente, sorridendo, quel periodo della mia vita in cui la prof. del liceo mi assegnava letture extra, legate al mondo del femminismo. Una parola che non mi è MAI piaciuta, sia per l’-ismo, di accezione evidentemente negativa, sia per il femm- che allude alla sfera animale più della donna e non alla sua coscienza in quanto tale. La prof. lo faceva con buone intenzioni. Mi vedeva sfuggire agli schemi di una cultura ancora patriarcale e credeva fossi in rivolta, mentre la mia non era una lotta. Non c’era nulla contro cui lottare. Non nel 2000. Nasceva piuttosto una consapevolezza in me. La sensazione, poi diventata certezza, dell’ impossibilità di effettuare un qualsiasi paragone tra uomo e donna o di stendere dei bilanci.
E ringraziamo le donne che negli anni ‘70 hanno portato avanti battaglie, fisiche e letterarie, contro il sessimo e per la rivendicazione di diritti, che hanno diffuso una consapevolezza di genere…ma oggi andiamo avanti, per carità! Dimostrando di non dover dimostrare un bel nulla. Piuttosto, preoccupiamoci dell’uomo. Disorientato e spodestato da quel trono che per secoli ha scaldato col sedere, oggi mi sembra perduto. Spesso (ahimè) zerbino in amore, lascia alla compagna la parte del “poliziotto cattivo” con i figli, si preoccupa dei peli superflui e di uscire bene in foto. Insomma: la donna sempre più cazzuta con il doppio compito di madre e lavoratrice e l’uomo sempre più interessato ad assomigliarle. E mi chiedo: ma non sarà anche colpa nostra? Che il nostro fare da mammina pignola rompiscatole l’abbia inebetito??? E allora: Che la forza sia con te Uomo!!!! Meno burro cacao e più dopobarba.


Considerazioni finali

Riassumendo, per chi non è riuscito a capire le mie molteplici e distorte considerazioni:
  • Trovo, in questo momento storico, il femminismo quanto mai ridicolo.
  • Citare Star Wars non significa per forza essere nerd.
  • Con rammarico mi duole appurare che, col passare degli anni, la donna diventi una figura socialmente e psicologicamente sempre più forte e che l’uomo, al contrario, nel tentativo di raggiungere livelli di forza tali, si stia femminilizzando.
  • Attribuisco la colpa di tutto ciò anche alle donne stesse (tipo alle mamme che erroneamente trattano i propri figli maschi come dei deficienti  incapaci di prendere decisioni);
  • Trovo favoloso il romanzo di cui vi propongo un passo. Impeccabile e ironica disamina del mondo femminista. In più finale col botto;
  • Spero di non aver offeso la sensibilità di nessuno, anche perché l’uomo, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Non fosse altro che per dividere noi donne mentre ci tiriamo i capelli l’un l’altra.





                                                                                               La vostra amichevole Zia Cin di quartiere

Nipoti