mercoledì 18 gennaio 2012

Il decalogo di Zia Cin: 10 regole per vivere bene

   
"Sentir e meditar:
di poco essere contento:
da la meta mai non torcer gli occhi,
conservar la mano pura e la mente
de le umane cose tanto sperimentar,
quanto ti basti per non curarle.
 Non ti far mai servo,
non far mai tregua coi vili.
 Il Santo vero mai non tradir,
 nè preferir mai verbo
che plauda al vizio, o la vertù derida"



Tratto da: “In morte di Carlo Imbonati”, Alessandro Manzoni.





Vorrei tanto, ma davvero tanto, scrivere i miei post in modo casuale e disordinato. Forse un giorno ci riuscirò, tuttavia, per ora, la grazia del disordine mentale non mi è stata ancora concessa, perciò per metodo deduttivo, come mio solito,  inizierò dal generale, per poi scendere più nel particolare. Per l’appunto, i consigli della zia partono da qui.


1)    Essere critici e autocritici

Una delle cose fondamentali per vivere bene è, in my opinion, essere sempre critici nei confronti degli altri e di sé stessi. Serve l’una e l’altra cosa. Non si può migliorare MAI se si accetta la mediocrità, che venga da noi, come dagli altri. Ognuno ha il suo carattere, certo, e c’è chi è pignolo e chi non lo è, ma ammettere una criticità è il primo passo per superarla. Quindi: sincerità (senza cattiveria) con gli amici e coi colleghi quando il risultato di un progetto fa veramente schifo. E sincerità con sé stessi quando a sbagliare siamo noi.





2)    La diffidenza è la mia migliore amica

Come dicevano gli antichi? Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio, Chi fa da sé, fa per tre…perché fidarsi e af-fidarsi agli altri, quasi sempre, è controproducente. Per pigrizia, spesso, e in buona fede, ci si fida del prossimo, che poverino, non è cattivo. Come CHI? Il prossimo. Però pure lui sbaglia o ti frega e, quando lo fa, ci rimani così male che pensi ogni volta “ma non potevo pensarci da sola a questo?”oppure    "non era meglio controllare invece di fidarsi?”. Ma è troppo tardi. Come quando ti danno il resto alla cassa e pensi che il cassiere, se ricopre quel ruolo, sarà di certo esperto di conti e ti avrà dato il resto dei soldi corretto. Getti le banconote nel portafoglio, saluti ed esci. Poi, al prossimo acquisto, stai due ore a capire dove cavolo hai speso le ultime 10 euro e, a ritroso coi pensieri, ti ricordi quel visino simpatico del cassiere distratto…mollacci sua!


3)    La previdenza

Non sociale. L’essere previdenti, intendo. Si, perchè spesso gli eventi e le persone ci danno dei segnali di come si comporteranno o andranno le cose in futuro, ma non vogliamo coglierli. C’è chi ha questo dono e chi no, ma ci si può allenare.


4)    Autostima e sicurezza del sé

Chi è davvero sicuro di sé? Forse nessuno, forse qualcuno, ma non è questo il punto. Essere sicuri di sé è un vezzo, talvolta una recita, ma funziona. Perché  fingendo di avere autostima si convincono i nostri interlocutori e perfino noi stessi. Io non mi ricordo neanche più se sono realmente convinta di essere bella e intelligente o se lo sono davvero, giuro! L’autostima serve a molto: a dare sicurezza ai nostri cari, ad affrontare colloqui di lavoro ed esami, a esprimerci in pubblico senza timori e tanto ancora. Bisogna partire dal presupposto che gli altri non siano sempre meglio di noi. Che qualsiasi cosa sappiano fare loro, dato che potere è volere, la possiamo fare anche noi. E forse anche meglio!


5)    Non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te.

Si commenta da solo. La ruota gira.


6)    Realismo pessimistico

Ah questo lo adoro! Quando mi dicono “ma come sei cinica e pessimista!” riferendosi a qualcosa di brutto che tutti sanno che accadrà, ma nessuno ha il coraggio di ammetterlo. E io rispondo "non sono una pessimista, al massimo una realista pessimista”. Un mix, tra l’essere consapevoli e coscienti di qualcosa e l’essere scaramantici, per intenderci. Anche perché, aspettarsi qualcosa di brutto conviene! Quando poi verrete piacevolmente sorpresi da un esito positivo lo apprezzerete ancora di più!


7)    Credi nel destino.

Niente, qua si tratta di rassegnazione. Che io chiamo destino. E’ una storia che mi racconto o forse ci credo boh, che quando una cosa non và come dovrebbe andare penso “va bene, era destino”, credendo fermamente che se questa occasione è sfuggita è perché mi aspetta qualcosa di migliore (alla fine sono pure ottimista visto?). Negli anni poi, scrutando una serie di coincidenze, mi sono convinta che esista realmente, perché, devo dire, spesso quando si è chiusa una porta, in seguito si è aperto veramente un portone. Tu chiamalo come vuoi: dio, caso, fato, sorte, provvidenza, moira…e convincitene se ci riesci, ti aiuterà a indorare le pillole più amare.


8)    De lu iabbu nun ci mueri, ma cci ccappi!

Detto salentino, tradotto: Giudicare o deridere qualcuno a cui è capitato qualcosa non ti fa di certo morire, ma poi attento, potrebbe capitare a te!


9)    Chi se ne frega dei tuoi principi! Cambieranno.

Qui si tratta di capire che tutto cambia (panta rei dicevano i greci) anche i valori e i princìpi (pure i prìncipi se è per questo). Purtroppo e per fortuna. Ho visto tante di quelle bizoche tradire e tanti di quei cinici diventare zerbini una volta innamorati!


10) Chi è causa del suo mal pianga sé stesso.

Ognuno è libero di prendere le proprie decisioni. Su questo non ci piove. E qualche volta può anche capitare di pentirsene, certo. Qualche volta. Non sempre! Quindi, se ti sei messa con l’ennesimo cretino che ti tradisce, non ti viene in mente CHE MAGARI sei tu, inconsciamente, a cercare un tipo così, perché infondo ti piace soffrire? Il masochismo esiste, ve lo volevo dire. Se tutti gli amici ti voltano le spalle, ma proprio tutti, QUANDO pensi di capire che sei tu a farti terra bruciata intorno? La verità è che ad alcune persone piace soffrire per noia. E per abitudine certo. Noia e abitudine, due brutte bestie che portano a cercare il male per sé stessi. E va bene, fai come vuoi, ma almeno non esaurire gli altri, piangendoti continuamente addosso.


Provare per credere. Soddisfatti o rimborsati.


La vostra amichevole Zia Cin di quartiere

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