lunedì 1 luglio 2013

Scrivere sul web. C'è chi si allena in "Palestra Writers"

C’è chi non saprebbe ancora fare un discorso alla Nazione, ma riceve già copiosi applausi dalle folle, se scrive col pennarello “mamma e papà”.
C’è chi non sa dire Ti Amo, ma riesce a rendere il concetto con una bomboletta spray, sui muri della città.
C’è chi trova difficile dire un semplice Ciao, si isola e si sente diverso. Ma poi tiene un resoconto dettagliato della giornata, sul proprio diario segreto, proprio come tutti gli altri adolescenti.
C’è chi non viaggia mai eppure, nei suoi racconti, vive fantastiche avventure insieme a pirati e cavalieri senza macchia, furfanti dal cuore gentile e donne potenti.
Comunicare è vivere, in qualsiasi modo lo si faccia. E quando i gesti e le parole diventano segni, di quel vissuto, ne rimane traccia per sempre. La scrittura di solito è una necessità, una  passione, ma può diventare un lavoro, come il nostro. Mio e dei miei compagni di Palestra Writers, un luogo virtuale dove Web Writer in fieri e professionisti si ritrovano per condividere dubbi e idee che riguardano la scrittura sul web, il copywriting, il social media marketing e la comunicazione in generale. Per confrontarsi e crescere, insieme.


La Palestra
Palestra Writer è una palestra immateriale, è vero, ma, tra fitness e allenamento, si suda realmente. Come fosse un Salotto francese, un circolo di intellettuali in fuga, comunichiamo giornalmente su un gruppo Facebook SEGRETO (ma aperto), ci scambiamo link e risorse utili, scriviamo, infine, dei guest post che possano essere d’aiuto per chi voglia aggiornarsi o intraprendere la professione del web writer. Inoltre, periodicamente, ci incontriamo tutti in hangout, utilizzando la piattaforma di Google+, per i “Palestra Writers Party”, vere e proprie feste di formazione on line, organizzati dalla nostra Coach, Francesca Oliva.
L’indirizzo della palestra
Qui,  nel sito dell’ideatrice e promotrice della palestra, potete trovare i primi post dei “palestrati”, scritti in nome della condivisione di spunti ed esperienze e finalizzati ad imparare la nobile arte della scrittura sul web.
Per entrare a far parte di questo gruppo di scalmanati, invece, basta scrivere a checcao@gmail.com!
Ed ora che vi ho spiegato, cari nipotini della zia, cos’è Palestra Writers, vi presento alcuni dei miei compagni di allenamento e nuovi amici! Guardate quanta bella gente si allena…

Francesca Oliva
"Francesca Oliva pazza per i dolci e gran chiacchierona trascorro online tutta la mia giornata, alternando post e condivisioni social al mestiere di mamma. Il mio sito è francescaoliva.it e non è solo la mia vetrina professionale è anche l’indirizzo della splendida Palestra Writer, il luogo di condivisione per eccellenza. Un posto magico dove incontrare tanti amici e parlare di web col sorriso che a me, fortunatamente, non manca mai. Se anche tu sei appassionato di web fino a voler costruire online la tua professione entra in Palestra con noi! Ci divertiremo!"
www.francescaoliva.it
@checcao

Simona Nurcato
"Un diploma convinto da Perito Turistico, una laurea (molto meno convinta direi) in Economia, un negozio d’arredo bagno, una passione infinita per la scrittura, i viaggi, l'arredamento e la fotografia. Blogger e web writer in fase di bozza, ho finalmente trovato il modo di fondere tutto questo: scrivo sul mio blog cercando di viaggiare – anche solo virtualmente – attraverso i bagni di tutto il mondo, convinta che la cultura di un paese possa trasparire dai mille modi di arredare una stanza da bagno.!
@bagnidalmondo

Luigia De Fazio
"Mi chiamo Luigia, per il web e dintorni sono Luigiaweb, e da diverso tempo unisco la passione per il web design, la grafica e il webwriting cercando di realizzare siti internet gradevoli, facili da consultare e particolarmente attenti verso tutti gli Standard di sua maestà W3C. Ne curo anche i contenuti, ciò implica uno sguardo attento alle parole, ai tag e a tutto ciò che piace e non piace a Mister Google. Amo definirmi inoltre internauta per indole e per mentalità, un modo di essere che mi porta quotidianamente a scoprire nuove cose, a mettermi in gioco sempre e comunque, a confrontarmi con chi come me è innamorato della rete e delle sue potenzialità. Nel tempo libero amo leggere di tutto un po', correre, suonare la mia chitarra, ascoltare tanta musica e girovagare qua e là per il mondo."
@luigiaweb

Eleonora Giunchi
"27 anni freschi appena compiuti, Romagnola doc, vivo tra Bologna dove frequento la Magistrale in Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale e Cervia dove frequento l’Università della vita.
Gestisco il negozio di famiglia di articoli a uneuro (sì, quelli dove ci sono tutti quei gingilli simpatici/utili/inutili) e tra uno scatolone e l'altro scrivo sul mio blog. Un progetto appena nato, che mi piace sintetizzare citando uno dei testi più reali della storia del rock "You can't always get what you want, but if you try sometimes you might find". Mi nutro di scrittura circa quattro volte al giorno, e di pensieri edificanti/distruttivi per tutto il resto della mia giornata. Sono una lunatica senza mezze misure, ma con determinazione cerco sempre di realizzare ciò che desidero. Mi piace: scrivere, la mazurka francese, andare a cavallo, la macedonia di mio babbo, ridere, la semplicità racchiusa nelle cose semplici. Non mi piace: correre, andare a letto presto la sera, i fagiolini, la statistica, le cose logiche, la solitudine, la noia."
@ lamanhvp

Valeria Mascheroni
"Con una laurea in Cooperazione sviluppo & pace non pensavo certo di finire a fare la Social Media Manager. Tante parolone in inglese per dire che la mia specialità è farvi conoscere on line e far
sapere cosa fate di bello agli altri. Non essere solo un puntino nel mare di internet su cui naufragare ma essere una bella isoletta su cui tutti vorrebbero passare del tempo."
@chenesocial

Gaia D’alessandro
"In giro per l'Italia per dovere e per passione, sempre accompagnata dal mio fido computer, ho
trovato nella scrittura non solo una fedele compagna, ma anche quel lavoro in tenera età mai immaginato. Con la necessità di creare in ogni momento della giornata, adoro tecnologia, serie televisive e il gelato pistacchio cioccolato."
@guaiola

Giusy Congedo
"Salentina di nascita e ligure d'adozione. Laureata in Comunicazione, sono Social Media Marketing e Communty Manager per diversi progetti digitali e delegato HootSuite per l'Italia. Mi contraddistingue una risata (dicono) contagiosa, che trasmetto online con emoticons e smile :) "
@giusina09

Maria Grazia Tecchia
"Maria Grazia Tecchia, web writer freelance e aspirante giornalista pubblicista, appassionata di lettura, scrittura, tecnologia ed informatica, musica e fotografia. Scrivo soprattutto di tecnologia, dalle news alle recensioni di software o di videogiochi flash. Redattore ed editor di un sito di tecnologia, di cui curo parte della gestione della pagina su Facebook, e revisore di testi per un sito di immobiliare."

Annarita Faggioni
"Copy & Blogger, mai senza carta, penna e ispirazione!"
@piacerescrivere

Luana Galanti
"Perché mi alleno in Palestra Writers? è piuttosto semplice: perché da grande voglio fare la web writer. E in palestra - tra zie, comari, coach, poeti e copy - si impara ogni giorno qualcosa di nuovo. Vi sfido a trovare un altro posto altrettanto cool sul web!"  
@luanagala

Laura Bottazzi
"Scrivo con inchiostro simpatico..."
@lallerrima

Antonella Saponaro
"Sono Antonella Saponaro mamma blogger, web writer freelance, ingegnere gestionale, appassionata di web, di tecnologia, di fotografia e soprattutto della mia famiglia. Realizzo contenuti efficaci per blog e siti; recensione prodotti; realizzazione guide; correzione bozze; articoli su svariati argomenti; tutto in ottica SEO."
@mammantonella

Valentina Medori
"Eccomi qua! Valentina: Copywriter freelance, blogger, web writer col pallino dei social. Dipendente dal suo smartphone android, drogata di tè con la panna e serie tv. L'unica palestra alla quale potevo iscrivermi è #palestrawriters!"
@StripedPapillon

Maria Grazia Piemontese
"Maria Grazia Piemontese. Laureata in lettere, non più ventenne, webwriter. Davanti a del buon vino e bruschette ben condite, ti direi di più."
@MGraziaPiem

Sonia Gennaro
"Passare dallo scrivere la lettera per Babbo Natale su una vecchia Olivetti alla tastiera per riempire blog e social network è stato un attimo. Organizza eventi sui social media per la promozione della cultura digitale. Si è innamorata del web e vuole sposarlo ma lui ancora non lo sa."
@SoniaMDahnhardt


Amina Obbed
"Dentro questo nomecognome un pochetto difficile (ve lo concedo) si mescolano l'Italia con la Somalia, la lentezza della bassa con la frenesia milanese, la passione per la scrittura con quella per la comunicazione e il web. E proprio grazie a quest'ultima "mescolanza" sono approdata su Palestra Writers, crocevia di esperienze, impressioni e passioni su web writing e dintorni, nonché occasione unica per apprendere e condividere: "l'unione fa la forza", per noi, non è solo una frase fatta." Se vuoi, ci vediamo su Twitter @AminaSetteNove

Elisa Gattamorta
"Nasce in libreria, non sa ancora se preferisce scrivere o leggere. Intanto fa la copy&web writer."
@ElisaGatt 



Oltre a questa carovana di gnocche e bravissime amiche, tanti altri appassionati di scrittura sul web orbitano intorno a Palestra Writers. Tra loro, la simpaticissima e bravissima Roberta Zanella di Copywriter Input Blog, la dolce Daniela Montieri di Un posto al copy  e il saggio Riccardo Esposito di My Social Web.
E poi ci sono io,  la vostra friendly and lovely Web zia, Zia Cin!
Se ci volete raggiungere, fischiate!
                                                                                         







lunedì 24 giugno 2013

Seo. Ti ho venduto l’anima?

Attenzione: contiene verità scomode.

Diciamolo dai e finiamola con questo buonismo. Il SEO (Search Engine Optimization, insieme di regole di scrittura sul web utilizzate per posizionarsi al meglio agli occhi dei motori di ricerca), ci darà pure da mangiare e sì, sarà d’aiuto per gli associati alla "Logorroici anonimi", costretti a rivedere i propri standard in merito a numeri di parole, succo del discorso e formattazione della propria performance di scrittura. Però, però. Lasciatemi rafforzare il concetto con un doppio però.


Il discorso è che il Seo dapprima lo circuisci, gli ammicchi, lo avvicini e infine ci prendi confidenza. Ed è proprio quando hai imparato a conoscerlo che, puff, lui cambia. Embeh no. C'è un limite a tutto. Anche perché sono una donna, non si è mai visto che debba rincorrerti io! 
Ma a questo potevamo pure abituarci - i tempi cambiano - dicono. I problemi più gravi (che potrebbero diventare una piaga) sono altri.
1)    Il problema più vecchio del mondo: l'Omologazione.  Ma se un argomento, per brillare agli occhi di Mr. Google, deve: essere sviluppato in tot parole; contenere le keywords un tot di volte (di più, di più) (no così sono troppe) (beh ora non fare il tirchio con le keywords che non le paghi); singhiozzare in paragrafi, ma al contempo scivolare come l’olio per affabilità e chiarezza... me lo volete dire come si fa a non rimbambire come Lino Banfi in “Vieni avanti Cretino”??? E poi, metafore colte a parte, questi contenuti non finiranno per assomigliarsi un po' tutti? Ed è li che arriva il ghigno del motore di ricerca. Stronzetto lui. Sì, perché mentre tu ti affanni nel seguire le regole, cercando di rendere una notizia a modo tuo, ma rispettando il suo schema maledetto della brevità e semplicità,  lui inarca le sopracciglia e inizia a tirare su il naso e l’indice, per poi sventolare quest'ultimo lentamente, da destra verso sinistra, ricordandoti che, i contenuti duplicati, lui li evita. Quindi come in fisica (credo): due forze uguali si annullano.
2)   Secondo problema. Tu ci hai messo tutta la personalità che potevi e la tua strategia, tutto il sudore della fronte e l’olio di gomito che sei riuscito a produrre (praticamente sei zuppo), ma non è servito. Ed è in quel momento che ti accorgi che hai venduto l’anima al SEO. La tua creatività è stata strangolata. Lentamente, giorno dopo giorno, senza che te ne rendessi conto. Come in un film della tua vita che scorre davanti agli occhi, mentre sudi freddo, ti vengono in mente tutte le azioni più bieche che hai compiuto per dare retta al SEO. Come quella volta che hai cercato su Google Trends l’ espressione più digitata e, pur essendo altamente porno, l’ hai utilizzata, con la scusa di essere un copy, per il tuo titolo sul post di argomento "Cibo" . E pensi: che stupido sono stato a piegarmi alla logica meccanica, all’ ingegneria, al calcolo subdolo. Un incubo, sembra di rivivere Io Robot e tu non hai di certo il fascino di Will Smith. Ma possibile che, preso dalla mania delle visualizzazioni e del Seo, mi sono dimenticato di cosa amo parlare, come amo farlo e soprattutto da dove vengo? Perché noi italiani veniamo dagli endecasillabi, dall’ Accademia della Crusca, veniamo dal “La donzelletta che vien dalla campagna, in sul calar del sole...” e lei, aveva in mano solo un fascio d’erba, non una calcolatrice o un grafico cartesiano.

Il succo è questo: al Seo, ora come ora, non possiamo (purtroppo) rinunciare. Ma bisogna usarlo, come ogni cosa, con moderazione. Senza dimenticare chi siamo e perché scriviamo.
Del resto il calamaio è già andato e la penna pure, ma ci vogliamo far togliere dalle macchine il piacere di un climax, di una similitudine, di un sano ossimoro???!!! 
Ci vogliamo far privare del gusto di ascoltare la dolce melodia delle parole per ridurre tutto ad un elenco puntato, ad un paragrafo di frasi brevi e chiare???!!!
Ed infine, secondo voi, quante volte ho inserito la parola Seo in questo post? ;D  Forse troppe, ma per questa volta…

Sempre occupata in un conflitto interiore, la vostra Zia Cin

lunedì 17 giugno 2013

Il biglietto d'auguri. Fai da te fai da Zia


Compleanno/laurea/battesimo ebraico di un vostro amico/parente/amante cosa regali? Ha tutto e niente. Ultimo minuto poi e manca sempre il biglietto per inserire i nomi delle 300 persone che hanno partecipato al regalo.
Io faccio da me, anzi faccio da zia.


Cartoncino Bristol colorato, veline, ritagli di buste di carta che mi piacciono, brandelli di stoffa o feltro e via!Bastano pochi minuti, forbici, colla e un po’ di fantasia per creare un biglietto d’auguri personalizzato!
Tre esempi di biglietto realizzato da me in pochissimi minuti.

Il primo il biglietto d’auguri per il mio nipotino. Quando si apre il biglietto la torta si alza e diventa 2d.



Il secondo per un amico appassionato di Maccio Capatonda e le sue freddure targate Piccol (parodia dell’ipermercato discount Lidl)




Il terzo per un amico che festeggiava 30 anni vestito da Batman. Ho ritagliato la parte scritta a mano da me. La festa era a tema supereroi (Che brutta fine che abbiamo fatto), io mi sono vestita da Storm degli X-man e ovviamente il costume, tra riciclo di abiti e accessori fai da zia, l’ho creato io. Ma questa è un’altra storia…



Anche un biglietto deve essere fatto con il cuore, secondo me. Perciò abbiate sempre cura dei vostri amici e coccolateli!

                                                                                                La vostra sempreverde Zia Cin

lunedì 27 maggio 2013

Azienda abbi fede. Il Social Media Marketing è una religione

Vi è mai capitato di guardare il cielo stellato sopra di voi e fare pensieri profondi? A me sì, solo che Kant ci avrebbe visto “la legge morale dentro di sé”, invece io, tapina, mi sono limitata ad una similitudine. Scusandomi in anticipo per l’azzardo, mi è venuto in mente il paragone tra il social media marketing e le religioni.
Non fate quelle facce! Analizzando insieme le caratteristiche principali di una fede religiosa potrete osservarne dei punti in comune.
·      Divinità. Ogni religione ha un dio (Giove, Zeus, Jahve, Cristo,ecc) e l’adepto social addicted adora il Sacro Web.
·       Nosce te ipsum. Ogni fedele mira, attraverso il credo, a conoscere, infine, se stesso. E l‘abitante dei social, da quando ha un profilo Facebook, ne ha scoperte di cose che neanche sapeva di se stesso. E come ne ha scoperte! Vogliamo parlare del’ex secchione timido che ora è selfie dipendente?
·       Riti e credenze. Le religioni si contraddistinguono per i riti, inflessibili e di massa, perpetrati secondo le stesse identiche dinamiche nei secoli dei secoli (amen). Ma perché il #FF del venerdì su Twitter cos’è?
·    Socializzazione. Parliamo del processo di convivenza sul quale si fondano i culti. Esso prevede l’interiorizzazione di valori, norme e culture. Qui non serve dilungarsi. Ogni social network è un mondo a sé, ma in tutte le piattaforme, la regola base è condividere e interagire all’interno di una community.
·      Simbologia. La croce, le colombe, i rami di ulivo, il fuoco, gli unicorni, i draghi, sono i simboli delle grandi religioni. E proprio il minimalismo sempre più dilagante nel web ci invita a riconoscere gli ecosistemi social attraverso i bottoni, i loghi, le iniziali stilizzate, e tutti gli elementi dell’immagine coordinata, talvolta unicamente attraverso gli accostamenti cromatici (rosso e bianco ormai è Pinterest, azzurro e bianco è Twitter, ecc.).
·   Morale/funzione sociale. Ovviamente le due cose, puta caso, nelle religioni coincidono. Non desiderare la roba d’altri (per Google copiare i contenuti è penalizzante), non dire il falso (pena la sfiducia degli utenti), ringrazia per i doni ricevuti (il blogger o social media manager ringrazia per ogni singolo mi piace, per il commento e per il retweet) e così via.
·         Fede assoluta. E qui veniamo a te azienda. A te che il social network lo vuoi usare perché lo usano tutti ma, come lo fai? Finché vedrai la piattaforma social come un contenitore di link diretti al tuo sito aziendale non andrai lontano. Non basta frequentare una sinagoga per essere un fedele praticante. Serve che porgi l’altra guancia, che impari dal fratello e che “ti comporti come vorresti che gli altri si comportassero con te” (al catechismo insegnavano questo).
In soldoni che cosa significa?
1.     Significa che la tua pagina social deve promuovere il tuo sito web, ma diffondere anche, in nome del più utilitaristico Do ut Des i contenuti di altri. Oggi metti un link del suo sito, domani lui ne metterà uno al tuo. Senza paura di paragoni e rivali. E questo se proprio hai la mira del profitto. Altrimenti condividi i contenuti di altri anche per piacere, per approfondire e per comunicare ai tuoi utenti/clienti che t’informi, che sei sincero, che cresci con loro e che si possono fidare di te. E voilà! Fidelizzazione, non ti serviva anche questo?
2.  Devi dare il buon esempio. Non buttare fango sui tuoi concorrenti utilizzando i social. Piuttosto frequentali e migliorati con loro, ove possibile.
3.   Devi imparare a condividere i tuoi successi con gli utenti. Le vittorie aziendali e le partecipazioni ad eventi. Renderli partecipi è importantissimo;
4.    Devi creare dei riti che coinvolgano e uniscano tra loro i tuoi seguaci. Saluti, foto del giorno, e tanto altro. A cosa serve? La tua community inizierà a volerti bene sul serio e, un giorno, si ricorderà (alla spicciola) del tuo negozio ( “Ma da chi potrei acquistare il prodotto x…ah sì, da lui!”)

Scommetto che il tuo social media manager te l’aveva detto e non ci avevi creduto, vero?
Ma, come per ogni credo religioso, anche per il social media marketing serve innanzitutto un grande atto di Fede. Alcune cose non si vedono, ma accadono. Altre cambiano in maniera irreversibile e, prima che tu te ne accorga, saranno cambiate anche le esperienze d’acquisto dei tuoi utenti/ clienti, sarà cambiata la loro idea di vivere l’emozione del tuo servizio, sarai cambiata tu, cara azienda. In meglio.

Frutto di riflessioni sul divano

La Zia

venerdì 26 aprile 2013

Facebook: profilo pubblico o privato. Due punti di vista differenti


Nel 2008 scoppia in Italia la moda Facebook. Qualcuno era già iscritto all’ almanacco del web, ma il divertimento è iniziato quell’ anno. Mentre Zuckemberg si sfregava le mani a casa sua salvando e intrappolando nel web i nostri ricordi e le nostre foto, noi eravamo presi dalla mania degli album descrittivi, dei post giornalieri, delle citazioni. Di quelle cose tristi insomma che, solo ad uno stadio avanzato della dipendenza, abbiamo abbandonato. E poi negli anni quante novità: i gruppi, le liste, le fan page, le chat e tutti a smanettare sulle tastiere, a scriverci l’un l’altro via pc pure stando seduti vicini “hai messo mi piace alla mia foto, grazie!” “Era bella! Ho pure commentato.” “Allora aspetta che ti rispondo al commento”.

Di questa assuefazione avevamo già parlato qui, ma ora si tratta di fare l’ennesimo punto della situazione. Il nostro utilizzo, il mio utilizzo di Facebook si è evoluto e inizio ad avere dei dubbi. Capite che i dubbi una zia non se li può permettere perché i consigli di solito li da. Quindi espongo il mio problema nel tentativo di risolverlo al più presto.


Da qualche anno lavoro nel mondo della comunicazione come copy e web writer. Qui arriva il bello. Molti di coloro che abitano il web per professione, riescono agevolmente a conciliare la vita on line con quella off. Mi spiego: riescono ad essere Mario Rossi nella vita reale, postare foto e commenti privati su piattaforme social che utilizzano anche per il lavoro. Ecco, io ho difficoltà a fare questo e ho bisogno di un consiglio. Mi rivolgo a qualcuno che saprà aiutarmi. Spero. Chiara De Carlo.


Buongiorno Chiara!

Lei lavora come giornalista presso una web tv d’informazione del suo territorio (Sudnews.tv) ed è anche una grande appassionata di social media. Diciamo che non riesce proprio a rimanere disconnessa, neanche per attimo, vero?


Neanche per un attimo. Il mio lavoro mi pone in una condizione di costante attenzione su ciò che mi accade intorno, offline e online. In più, il mio strettissimo rapporto con i social network (sono convinta della loro utilità a scopo personale ma anche lavorativo) mi porta ad essere sempre connessa tramite i miei account Facebook, Twitter, Instagram, ecc. Facebook soprattutto.


Ho bisogno di un consiglio e, visto il lavoro che fa, immagino potrà aiutarmi. Ma soprattutto, devo continuare a darle del Lei in quanto professionista, oppure essendo amiche c&c (Culo&Camicia) posso evitare questi inutili convenevoli?

Continui a darmi del lei, almeno in questa sede. Quando mi ricapita? Solitamente, nella vita di tutti i giorni, i toni sono ben diversi quindi preferirei approfittarne.



Bene, allora le spiego il mio problema esistenziale. Amo il web, la socialità, la condivisione, l’aggiornamento in tempo reale ma non riuscirei a limitarmi nel postare notizie private. In pratica è come per la casa. Mi piace abitare in compagnia, ma ho bisogno dei miei spazi e di qualche ora di solitudine al giorno. Lei, come me, è una persona con tanti amici e tante passioni al di là del lavoro. Come riesce a conciliare questi due mondi?

Da quando i social network sono entrati nella mia vita ho cercato di capire in che maniera potessero fare al caso mio. Prima di cominciare il mio percorso lavorativo utilizzavo già Facebook e Twitter e ne facevo un uso strettamente personale. Oggi ne faccio un uso diverso. Concilio lavoro e privato sulle mie “vetrine” personali sui vari social, e credo che sia la scelta giusta, perché questo mi permette di farmi conoscere sia dagli amici e conoscenti, sia da chi, per svariate ragioni (magari lavorative) raggiunge i miei account e tramite un rapido sguardo ai miei interessi, alle cose che scrivo e al mio comportamento online, può capire le mie potenzialità o i miei punti deboli.


Ok. Io su Twitter sono 70% webwriter e 30% web zia, quindi va bene. Per quanto riguarda Facebook, invece, io ho un’idea ben precisa di come utilizzarlo oggi e ora, nel 2013. Ho un profilo privato, pochi amici, quelli che realmente conosco e frequento. Condivido in tempo reale scatti fatti con amici e parenti. Chiacchero del più e del meno senza la minima professionalità. Faccio la zia a tempo pieno insomma e sono restìa a concedere l’amicizia a persone che ho conosciuto in ambito lavorativo. Eppure, più lavoro sul web e nel campo della comunicazione, più trovo difficoltà nel tentare di tener separate la Zia Cin on line da quella off. Lei che uso fa di Facebook e Twitter?

Facebook è la mia casa online. Nonostante tra i miei amici e “seguaci” ci siano persone che conosco appena, esprimo liberamente pensieri, commenti e critiche sulla vita di tutti i giorni, sul lavoro, sui miei sentimenti. E’ una scelta che fanno molte persone nel mio settore, e io ho scelto di condividere questo modo di fare perché mi rispecchia. Ho sempre voluto essere, per grandi linee, un “libro aperto” (cosa che nella vita spesso mi riesce difficile fare), e su Facebook riesco a far vedere molte cose di me. Solo pochi, pochissimi intimi, riescono poi a vedere anche oltre.
Twitter lo uso molto molto meno rispetto a Facebook. Sono iscritta da molti anni, ma mi è sempre piaciuto molto poco. A livello razionale, so di usarlo per la promozione dei miei pezzi o dei miei lavori, ma finisce lì. Non pongo particolare attenzione o cura a ciò che faccio, anche perché faccio poco. In definitiva, il modo di comunicare su Twitter non fa al caso mio, ma per via di mille motivi, continuo ad utilizzarlo.


Quindi ha scelto di impostare il suo profilo Facebook in modalità pubblica e condividere tutto il suo io Chiaroso con tutti?

Con tutti. Tranne qualche post che per ragioni personali qualcuno in particolare non può vedere. Ma in quei casi è limitato solo a quelle determinate persone.

Non le da fastidio che chi la conosce in campo professionale possa vedere cosa fa, con chi e dove, sempre e comunque?

Credo sia un valore aggiunto la mia vita personale. Ho sempre pensato che se piaccio a qualcuno a livello lavorativo, devo piacere anche a livello personale. Creare empatia credo sia ciò che cerco nel rapporto con gli altri, in tutti i settori della vita.


Quindi, dopo questa scelta, ha avuto bisogno di limitare o rivedere alcuni dei suoi criteri di pubblicazione dei suoi contenuti?

No. Pubblico liberamente. Sono rare le eccezioni in cui blocco un contenuto. Se lo faccio, come di rado è capitato, non è mai avvenuto nei confronti di soggetti con i quali sono coinvolta lavorativamente parlando. Ecco, è successo spesso per motivi personali, non per altro.

Ricapitolando: lei , al contrario di me, utilizza Facebook in modalità PROFILO PUBBLICO per interagire con amici e “followers” e, di conseguenza, accetta anche le richieste di amicizia di entrambe queste categorie?

Interagisco con tutti ma per quanto riguarda le richieste d'amicizia scelgo di accettare o meno in relazione alla persona che mi ha inviato la richiesta. Faccio un pò di ricerca, vedo gli amici in comune, vedo gli interessi in comune e poi scelgo se accettare la richiesta oppure se lasciarla come "follower". Insomma, è a discrezione personale.

Ok. Ma io pubblico le foto della cena della sera prima, del pennarello quando lo tengo in equilibrio sotto il naso, pubblico freddure che capirebbero solo gli amici stretti, video di me e lei ubriache che cantiamo Maledetta Primavera e scorci della mia vita di zia col nipotino…come devo fare secondo lei?Mi dia una soluzione.

Io credo che sono proprio quelle le cose che personalizzano un profilo. Soprattutto quello di una creativa. I profili in cui la personalità è molto evidente sono quelli che comunicano di più, e noi comunichiamo sempre. O no? Certo poco poco di selezione non guasterebbe: magari le foto da ubriache le può evitare, ma quello è un favore che devi fare a me.

Grazie per il consiglio, ci penserò. Ora che l’intervista sta finendo, che dice, posso smetterla di darle del lei? -.-

Se proprio deve.

E allora sai che ti dico Chiara? Che siamo diverse, per questo siamo amiche. E ora che ne dici, ti va di chiedere insieme ai lettori lo stesso consiglio? Tipo in tv, ti faccio mandare la pubblicità, vai!

E voi cari lettori come coniugate la vostra vita pubblica con quella privata? Attendiamo con ansia le vostre risposte e i vostri consigli. Io, intanto, non cambio idea, la Zia potrebbe  :) 

Perdindirindina Chiara! Ma tu sei nata per mandare la pubblicità! Ti ringrazio tantissimo per l’intervista, ci vediamo stasera per una pizza e rafforzo il tuo concetto con una domanda ai lettori anch’ io:
Alla luce di questi dubbi amletici, ci date la vostra opinione in merito? Che uso ne fate voi di Facebook?


Scrivete alla Zia ;)






lunedì 15 aprile 2013

Lavoro e precariato. Mal comune mezzo gaudio



Come mai, dico io, ci sorprendiamo della precarietà nel mondo del lavoro? Non è forse la condizione umana, per definizione, ad essere precaria?
E dire che eravamo avvisati fin dai tempi del catechismo. Bei tempi quelli! C’erano una volta Adamo ed Eva, ci hanno raccontato, uno superuomo, l’altra nata da una sua costola. Visto che Donna vuol dire Danno, con tutti gli animali del giardino terrestre, secondo voi Eva, da chi doveva accettare una mela? Da una strega cattiva travestita da serpente (o almeno così mi pare di ricordare). E da allora l’uomo e la donna furono condannati per sempre.
Sì, condannati: LEI al “parto con dolore”;
 al mese con la settimana di dolore;
alla depilazione con dolore;
alla tinta dei capelli bianchi che l’uomo invece brizzolato è affascinante;
alla caccia alle streghe; 
alla lapidazione per adulterio;
alla scalata sociale con la gonna (che non c’è cosa più scomoda);
ai tacchi (gioiello di ingegneria sadica);
alla  domanda di ogni titolare d’azienda durante il colloquio di lavoro “non è che per caso mi fai scherzi e rimani incinta?” (che ti viene da rispondere: pure se ci provi con tutte le tue forze, di te mai, ti assicuro);
e alla generale difficoltà di condurre una vita soddisfacente, senza dover scegliere, per forza, tra una famiglia e un’occupazione.

LUI (poverino): condannato a “lavorare con sudore”.


Ora, diciamocelo: il sudore è una prerogativa maschile. Non c’è uomo senza goccia di rugiada sulla fronte, non c’è calzino che viva più a lungo di una partita a calcetto con gli amici. L’uomo suda persino quando l’unico movimento che gli è richiesto è quello di alzarsi dal divano per sedersi a tavola, che è pronto. E allora, dico io: qual è realmente la condanna divina per questo essere che al sudore è abituato e per giunta, lavorando, può realizzarsi, dimostrare le proprie capacità, portare con orgoglio il pane a casa????!!!
 E allora sapete che vi dico? Che nella terribile situazione di precariato che ci accomuna tutti, noi donne, cerchiamo di guardare il bicchiere mezzo pieno.
Per una volta l’uomo la sua “condanna divina”, pur volendo, non la può scontare. Per una volta, mal comune mezzo gaudio.
Ci sono e ci faccio.
la vostra Zia

Nipoti