venerdì 8 giugno 2012

8 regole per sopravvivere all’ Università



“ Per me si và nella città dolente
Per me si và ne l’eterno dolore
Per me si và tra la perduta gente.
Giustizia mosse il mio altro fattore:
Fecemi la Divina Potestate
La somma sapienza e’l primo amore.
Dinanzi a me non fur cose create
Se non eterne, e io eterna duro.
Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate.”
Dante Alighieri, La Divina Commedia, Inferno, Canto III



Luogo di perdizione, di alienazione, buco nero, triangolo delle bermuda, purgatorio e limbo, più che inferno… tutto questo è l’Università Italiana.
Perso nei meandri della burocrazia universitaria, un giorno ti risvegli tutta sudata come da un incubo nel quale cercavi con tutte le tue forze di arrivare al traguardo di una gara senza riuscirci mai… “Cosa può significare dottore?”


Poi, una volta svegliato: peggio di Fry in Futurama. Mentre eri ibernato nei corridoi dell’ Ateneo, tutto è cambiato.
Eh si, perché il mercato del lavoro ormai è saturo; i concorsi magnati dalla fila di gente che li ha già vinti 30 anni fa; il master era una battuta di humor inglese, anzi no, una freddura di quelle che ti lasciano incazzato e, ahimè, non ti abilita a lavorare (non gliel’avevamo detto al momento dell’iscrizione dottoressa?); gli stranieri fanno i lavori che noi italiani non ci abbassiamo a fare; le pensioni ce le hanno cancellate dalla memoria con l’aggeggio sparaflesciante di Man in Black; i ragazzi più giovani di te hanno il first, la patente europea, tre lauree e guidano gli aerei; e ultima notizia: mentre facevi l’università sono state eliminate da un decreto ministeriale le mezze stagioni. Sì, proprio così.

Ad ogni modo, chi c’è già passato, forse può darti qualche dritta…

1)    Iscrizione per incoscienza

No aspè, prima cosa MA DEVI PROPRIO ISCRIVERTI ALL'UNIVERSITA'? In questo momento storico non assicura un lavoro, a stento una cultura. E quella, in ogni caso, puoi creartela da tè. Le facoltà, poi, sono organizzate grossolanamente da un omino che un giorno si sveglia e inserisce sul piano di studi materie e laboratori a casaccio. Senza alcun criterio, né un filo logico. Per non parlare della raccolta punti mulino bianco dei cfu, o crediti universitari. Talvolta distribuiti agli studenti come premio per chi frequenta noiosi e inutili seminari, talvolta barattati, concessi, elargiti secondo strane dinamiche di accorpamenti, equiparazioni, concessioni, pizzi, pozzi, roba da pazzi.

2)    Se ti sei iscritto ormai la frittata è fatta: allora studia

Il cazzeggio è una cosa che fa troppo ridere all’università, davvero. Se ci pensi non ha senso, perché il cretino che paga, indovina? Sei tu. -.-

3)    Non fare zapping

Ti sei trovato male nella prima facoltà, lo capisco. A 18 anni quasi nessuno sa cosa vuole fare nella vita. Neanche a 25, se è per questo. Però poi cambiare again diventa preoccupante. Intendo a livello clinico.

4)    Non fissarti con i voti, ti prego

Una tristezza senza fine e ritegno. Amicizie che finiscono, “più che amicizie” che iniziano (gente che si vende per gli appunti…ho visto di tutto). Una volta laureato capirai che i voti da 25 in su servivano solo ad una cosa, a tenere alta la media. E la media alta a cosa serviva? A conseguire il diploma di laurea con un voto dal 105 in su. E il voto alto del diploma a cosa serviva?Ad avere più possibilità di essere assunto in aziende o per acquisire punteggio nei concorsi. Bene, allora tagliamo corto. Nei concorsi il vincitore è quasi sempre il cugino del politico, quindi i punti non ti servono. Il voto nel curriculum non lo guarda nessuno perché nelle aziende, oggi, ha un’unica importantissima funzione: LA BARCHETTA DI CARTA.

5)    Fase laureando: gioca d’anticipo

Metti in conto che i professori preferiscono seguirti su Twitter piuttosto che seguirti in quanto tesista. Dovrai quindi inseguirli, braccarli, rendere loro la vita impossibile… come stalker avrai molte più probabilità di farti dire il fatidico Sì!!! Cercali quando ti manca la metà degli esami, sent’ammè. Dì loro che te ne mancano tre, inventa i nomi, sorridi ed esci. Ci cascheranno, ci cascano tutti. Questa è la tua assicurazione sulla laurea.
Nell’85% dei casi, infatti, il primo professore ti dice di sì per poi darti buca al secondo contatto, farfugliando a testa bassa di non averti mai conosciuto, mentre un gallo canta tre volte.
Nel 30% dei casi, invece, il prof. ti dà buca all’altare, ossia poco prima della laurea, dopo che per mesi ti ha detto di stare tranquillo che c’era tempo. Scappa via, così, come se per lui non avessi mai significato niente. Getti le foto, piangi sul letto, ma poi ti ricordi di quell’altro prof. sfigato. Come si chiamava?...D’amore, De More, si insomma quello della materia più inutile del mondo che nel piano di studi puoi sostituire con 10 ore di cassa alla Conad. Beh, comunque si chiami è da lui che devi andare. La sua materia è perfetta. Avrai la tua laurea in fretta, senza toppe e intoppi.

6)    A due passi dalla Laurea: non ti cullare

Una volta ottenuto il Sì “a parole” non ti cullare. Non ti aspettare nessun aiuto: imposta lo schema della tesi da solo, cerca il materiale, taglia, copia, incolla, aggiungi, stacca, lecca, attacca…poi, quando hai già il primo capitolo, cerca di nuovo il prof. Si nasconde, ti dà buca, si nega con timidezza la creatura della notte, il topo da biblioteca, ma tu lo sai che è sempre lì, nel suo studio e lo aspetterai….oh sì che lo aspetterai. Fosse l’ultima cosa che fai!!! Perché non ti sei fatto il mazzo fino a questo punto per poi pagare l’ennesima rata delle tasse universitarie (che tra l’altro da quando hai iniziato è aumentata di circa 1000 euro).
Gli fai vedere il lavoro, una firma qua e una là, un bollettino qui e uno lì (maledette sanguisughe) ed esce uno scontrino:
COMPLIMENTI, TI STAI LAUREANDO. PAGA LE TASSE UNIVERSITARIE CON 200 MONETE ALLA BANCA, POI VAI IN PRIGIONE E RIMANI FERMO UN GIRO.

7)    A un passo dalla laurea: attenzione ai segretari

Ad ogni modo ci sei, la tua cartella è in segreteria, la tua foto dell’ iscrizione (quella brutta delli piccinni della nenne) è lì, tuo simulacro, a controllare la situazione. Con la sciarpa intorno al collo (pure con 50 gradi all’ombra), la frangetta spennacchiata (ma com’è che avevi la frangetta?!), gli occhi grandi grandi pieni di speranze, lo sguardo fresco, la foto controlla che nella cartella ci sia tutto. Ma non si sa mai. A 15 giorni dalla seduta aspettati la proverbiale telefonata del segretario (simpaticissimo come tutti) che ti avverte che hanno smarrito qualcosa. Ma tu prontamente, proprio perché avrai letto questo post, avrai la tua copia (duplice) di ogni documento. Non sarà un problema far sentire una schiappa il segretario e inviargli via posta quello che ha smarrito.

8)    Puoi chiudere gli occhi: Dottore, dottore, dottore del b del c.

Infine sei dottore. La discussione è andata bene. Togliendo quel professore che leggeva il giornale, quello che stava su fb dal cellulare, quello che si pettinava con le chiavi sbadigliando e quella che ti guardava sorridendo perché sognava ad occhi aperti, tutta la commissione era entusiasta  del tuo lavoro e attenta durante la discussione. Certo, magari potevi evitarti quella risposta da esaurito secchione all’unico professore che ha dimostrato un minimo d’interesse (la mia era: Ma lei mi sta dando della bacchettona?). Ad ogni modo è fatta. E’ andata. I punti sono stati dati alla cazzo, come al solito, con criteri scelti da un gruppo di vecchi saggi che vive sul monte Pter. Ma lo dimenticherai, ti assicuro.
E adesso? Beh, questa è un’altra storia.
                                                                                              La vostra Zia Cin

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