martedì 12 giugno 2012

Lavarsene le mani. Storie di igiene e di vizi storici.


“Lasciandosi alle spalle la grande città, saccheggiata e data alle fiamme, i principi greci si sono imbarcati sulle loro navi per fare ritorno in patria. Qualcuno vi è giunto felicemente e ha preso la sua corona. Qualcun altro, appena tornato, è stato ucciso a tradimento dai rivali invidiosi del suo trono. Altri ancora, anziché tornare, hanno cercato una nuova patria in terre lontane. Di tutti si ha notizia fuorché di uno: Ulisse.”
                                                                                                                                 Odissea, Omero.


Fare amicizia è bello. Beh sì, insomma, lo è quasi sempre. Conoscere gente nuova, conoscere il punto di vista altrui e scontrarvisi, avere una brutta impressione iniziale, poi pentirsene e poi tornare sulla prima impressione che, mi sa, non sbaglia mai. Persino cimentarsi in falsi sorrisi diventa divertente al momento della conoscenza. Il problema è un altro. Il problema è la stretta di mano. C’è chi la stringe troppo e chi poco, chi all’altezza del gomito e chi fa la finta e se la porta ai capelli ma, in ogni caso, tu sai cosa dovrai fare subito dopo. Lavarti le mani. Perché più dei soldi, quella mano sarà piena zeppa di microbi, avrà stretto altre mani, e altre mani ancora, e tu prima poi ti strofinerai gli occhi, la porterai alle labbra, toglierai il ciuffo dalla fronte.



Il punto è che ( e qui mi inizio a preoccupare. Lo state notando pure voi che questo blog inizia ad utilizzare metodi narrativi simili a quelli delle puntate dei Simpson? Inizia con un argomento e scivola, con nonchalance, da un’altra parte, sfruttando subdoli giochi di parole, metafore, addirittura assonanze, come ponte).
Dicevo: Il punto è che lavarsi le mani è una questione di igiene. Ma anche di mito e di storia. Lo sapete cosa fece Ponzio Pilato quando doveva decidere se crocifiggere o meno Gesù, vero? Sarà per questo che è un must tra chi è al potere. Ne stringono di mani quelli che governano una città, ad esempio. E c’è addirittura chi se la fa baciare la mano. E quando la deve lavare, porta pure più fastidio dover togliere tutti quegli anelli. Pensate a quei poveretti, quanto hanno bisogno di “lavarsele le mani”.
 Insomma, secondo questa teoria, più sei in alto e più ti lavi le mani. Non stupirà questo reportage  che spiega come, della questione dei Senza tetto di una città, se ne siano meticolosamente lavate le mani le istituzioni e la Chiesa. Una storia di danni e di beffe. Una storia vecchia come il mondo. Un classico, come l’Odissea.

L’Odisseadei Clochards. A cura di Emiliano Carico.

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