lunedì 8 aprile 2013

WhatsApp. Sedotti e abbandonati per 4 motivi


Non c’è molto da dire. Ci siamo cascati con tutte le scarpe. Ci ha fatti incuriosire, interessare, provare l’ebbrezza della condivisione e della gratuità. Ci ha regalato la gioia di messaggiare con l’amico perduto, la sorella senza offerte illimitate e comunicare costantemente con il nipotino lontano (va bene, questa solo a me). E mentre tutto ciò accadeva e, nella mia mente lo faceva a rallentatore perché fà più felicità, lui tramava alle nostre spalle di tenderci un bel trappolone. Lui è Whatsapp, per me è maschio, ma poi alla fine è come dio, ognuno lo immagina del sesso che vuole. Piattaforma di messaggistica per mobile (funzionante con wi-fi o connessione internet) tra utenti registrati in rubrica e che possiedono la stessa App.

Dopo anni di messaggi gratis e alcuni rumors inquietanti mesi fa, è successo. Ci ha chiesto di pagare. Prima o poi tutto ha un prezzo, ci verrebbe da dire, e qualcosa, a livello di Brand Love, si è rotto. L’azienda, con la logica del low pricing, ha sapientemente allargato il suo bacino utenti per anni, creando quel legame indissolubile ed etereo che tutti conosciamo. Ha spinto, subdolamente, gente fermamente contraria alla connessione internet sullo smartphone, ad attivare infine un abbonamento. Insomma, ha sedotto e poi abbandonato. E ora, dopo l’amore, è arrivata la rabbia degli utenti che, un po’, diciamocelo, si sentono presi in giro. Qualcuno addirittura lo paragona al Canone Rai, similitudine ardita per quanto mi riguarda, anche perché il servizio che offre WhatsApp è valido e concreto e non ci sarebbe nulla di strano in un costo per l’applicazione, tra l’altro irrisorio, come quello richiesto ora: solo 0,79 centesimi all’anno.
Ma perché, dunque, tanta delusione?

Non tanto per il prezzo da pagare (praticamente a dire di tutti un corrispettivo più che legittimo), ma per l’illusione di gratuità sempiterna (per sempre? Sì, per sempre).
Per la disparità di trattamento dopo l’amore incondizionato. Chi ha un iPhone paga 0,89 centesimi una tantum, mentre gli altri sottoscrivono un abbonamento annuale.
 A qualcuno viene inspiegabilmente prorogata la scadenza di 3 mesi. Viene da pensare: ci sono figli e figli?
Ultimo motivo, ma non per importanza, la difficoltà nel pagamento. Per una cifra di poco inferiore a un euro si è costretti, infatti, a comunicare gli estremi di una carta di credito. Questo esclude chi non ne è possessore e chi ha paura della frode on line (giustamente).
Io non ho ancora dovuto pagare ma, per curiosità, ho cercato sul mio smartphone la possibilità di effettuare il pagamento via PayPal (che si associa anche a carte prepagate ricaricabili e Postepay). Ho aperto WhatsApp - Menu Impostazioni – Account – Pagamento – PayPal.
Quindi, probabilmente, al di là dell’amarezza e del disappunto per la fiaba che ci era stata prospettata, un modo di continuare questa relazione amorosa, c’è ancora.
E voi, avete novità su questo argomento? Fatemi sapere.

                                                                                                                                     Zia Cin
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