martedì 17 aprile 2012

Un progetto in una ruota. Ecco cos’è la vita.



Il Partito diceva che l’Oceania non era mai stata alleata dell’ Eurasia. Lui, Winston Smith, sapeva che appena quattro anni prima l’Oceania era stata alleata dell’ Eurasia. Ma questa conoscenza dove si trovava? Solo all’interno della sua coscienza, che in ogni caso sarebbe stata presto annientata. E se tutti quanti accettavano la menzogna imposta dal Partito, se tutti i documenti raccontavano la stessa favola, ecco che la menzogna diventava un fatto storico, quindi vera. “Chi controlla il passato” diceva lo slogan del Partito “controlla il futuro. Chi controlla il presente, controlla il passato.” E però il passato, sebbene fosse per sua stessa natura modificabile, non era mai stato modificato. Quel che era vero adesso, lo era da sempre e per sempre. Lo chiamavano “controllo della realtà”. La parola in neolingua era bipensiero.

                                                                                                                               1984, George Orwell


Voci di corridoio, quasi echi lontani, mi dicono che oggi la situazione lavorativa di una persona non deve più essere intesa come qualcosa di fisso, né stabile, nella vita. Come nel gioco in cui Tizio sussurra una frase nel’orecchio di Caio, il quale a sua volta ripeterà a Sempronio, e Sempronio sussurrerà a Materasso, finché SpongeBob, ultimo della fila, non potrà che ripetere, ad alta voce, il prodotto distorto di tanti sussurri. Così m’immagino sia finita la storia del lavoro in Italia. A schifìo.

In pratica inizia il periodo del lavaggio del cervello, dove noi stessi (sarebbe troppo chiedere allo Stato di passarci gratis almeno un lavaggio del cervello, pure una sciacquata alla buona, che sò) cerchiamo di auto convincerci che VUOI LAVORARE DA CASA? sia l’indirizzo del nostro ufficio. Ci spariamo film con uomini in canottiera e mitragliatrice, plot narrativi differenti ma unica morale: vivere alla giornata è bello. Ci ripetiamo che forse “avevamo bisogno dell’ennesimo corso di formazione” da aggiungere al cv di ormai 13 pagine. Assaporiamo, con tanto di rumore di bocca, il nostro caffè by moka (Quarta ovvio) disdegnando quello insipido e acquoso della macchinetta che ci propinavano in ufficio durante il nostro ultimo contratto a progetto.. Progetto! Certo, la chiave è questa! La vita bisogna vederla come un progetto. Facciamo come una ventina, trentina di progetti che si susseguono và.




In fondo questa cosa del cartellino da timbrare, del badge, era una sorta di schiavitù giusto? Arrivare a lavoro ad un’ora prestabilita, avere dei colleghi per più di trenta giorni, progettare fine settimana con la famiglia, serate con gli amici e cercare di crescere professionalmente in un unico campo…roba da manicomio! No, noi giovani di oggi non vogliamo essere così.
Noi vogliamo adrenalina. Vogliamo disconoscere il nostro destino da qui a una settimana, sostenere colloqui su colloqui per nuove realtà che stanno nascendo nel territorio e che, ahimè, al momento non hanno la possibilità di pagarci, ma col tempo e con il nostro contributo, certamente sì.

Vogliamo essere versatili. Essere cuochi ma anche cacciatori di coccodrilli e personal trainer e can caminìn, can caminìn, spazza camìn.

Vogliamo essere circuiti dai politici durante il periodo delle elezioni in città. Applaudire come gli esaltati dell’ Herbalife ai loro convegni. Vogliamo credere nella loro amicizia e nei loro buoni propositi che cambieranno la città o almeno alcune ville di essa.

Vogliamo anche vivere lontani da casa, pagare l’affitto con il nostro lavoretto del finesettimana e farci mandare da mammà soldi e vasetti di sugo per sopravvivere. Perché gli agenti di commercio “porta a porta” potremmo farli anche nella nostra città natale, ovvio, ma sarebbe come ammettere di aver fallito e di aver aspettato per troppi anni che la ruota girasse, per poi scoprire che era senza perno e, gira e gira, è rotolata via. 

Spero che la chiave di lettura di queste mie considerazioni non sia il pessimismo cosmico di Leopardi, come può sembrare, ma piuttosto uno spunto per una presa di coscienza riguardo la nostra passività allo stato di cose. Non credo che adattarci ci aiuterà. Né lavorare gratis per dimostrare la nostra bravura. Perché quando non saremo più disposti a lavorare gratis, non saremo assunti. La nostra bravura sarà sostituita dalla bravura di qualcun altro, disposto, a sua volta, al lavoro gratuito per dimostrarla.
                                                                                  

                                                                                       La vostra amichevole Zia Cin di quartiere
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